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II serata al MArteLive 2008

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Il_7 sulla Pittura Live: II serata

Ho apprezzato il vigore espressionista del segno del pugliese Orodé che, all’insegna di una vitalità irruente ma raramente sgarbata si accanisce spesso su malcapitate figure emaciate e nervose, ma si spende anche su terreni impervi come il mosaico irrorandolo di energia cromatica e gestuale. In altre prove, il suo tratto autorizza reminescenze di Schiele e rimandi al fumetto contemporaneo; tuttavia la sua ispirazione ga-loppa irrefrenabile, quasi incurante del medium che utilizza: ceramica, sassi, specchi, pittura ed oggetti vari.
Sul sito www.fragmentart.it troverete esempi dell’indefessa atti-vità di smontaggio e rimontaggio di una realtà già di per sé segmentata in porzioni mai ferme, ma che la personalità di Orodè riassembla con un fare poetico eppure concreto che si libera dai vincoli precostituiti e libera una positività entusiasta degna degli artisti da bottega rinascimentale a cui si è sentito vicino soprattutto negli anni del suo apprendistato presso il suo mentore V. Brunetti, in provincia di Lecce.
Jader Scarfagna lascia che tutte le superfici che tocca si popolino di creaturine infide, scevre da buonismi ma delineate con cura meticolosa da illustratore di razza. Alcune perfide figure monoblocco, dotate di coda e sormontate da una sorta di aureola artificiale hanno riempito la faccia inferiore di una tavola da skateboard su cui poi i giunti che dovrebbero portare le ruote sono stati avvitati fuori posto, secondo una logica da detourneament che ha reso l’oggetto un pezzo unico destinato ad arricchire la collezione privata di qualche fortunato. Lo pseudonimo dell’artista, Mr. Klevra, deriva dalla traduzione in ebraico dell’espressione cane rabbioso, ed infatti il personaggio ricorrente nelle sue composizioni dettagliate di ispirazione fantasy e street, al contempo, è un Bull Terrier con la caratteristica testa oblunga, tutto sommato non troppo arcigno. Chiedetegli di mostrarvi il suo book: vi stupirete della pulizia del segno e della prolificità dell’invenzione.
Michelangelo Belfiore su un pannello di legno diviso in quadranti stava dando vita ad una scena post-atomica che però vanta l’ascendenza di Roy Liechtenstein nelle campiture pseudo-retinate replicate invece da Michelangelo con interventi rigorosamente manuali. La stilizzazione geometrica non è ingenua, come potrebbe sembrare, ma piuttosto è funzione diretta di un immaginario cybernetico che pone giganteschi ed enigmatici robots al centro della scena; nel quadro che l’artista stava realizzando dal vivo l’androide stava affacciandosi all’interno di un Colosseo bloccato tra le sue pinze come fosse una scodellona o un teatro portatile. Secondo l’artista in questa serie viene visualizzata un’Apocalisse condotta da colossi meccanico-elettronici anziché dai “soliti” angeli o demoni.
Fabio Imperiale dipinge con cura neoclassica delle donne probabilmente fatali e sicuramente ieratiche con pennellate accurate di colore steso tono su tono, apparizioni levigate dotate di una certa aura affabile che sottende un feticismo latente. Notevoli le applicazioni di papier collèe sullo sfondo attorno alle figure, tocco che garantisce una diversificazione tattile dell’insieme e l’allusione – attraverso i titoli di giornale visibili – a significati sotterranei inscritti nel sottile strato materico. Insinuante.

(Marco Settembre)

 

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