II serata al MArteLive 2008

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La formula è sempre la stessa (anche perché formula azzeccata non si cambia, semmai si rinforza…) e continua a funzionare bene: artisti delle più svariate discipline si esibiscono contemporaneamente nei diversi spazi dell’Alpheus. Il fulcro della serata si sposta da un punto all’altro, anzi ogni spettatore è libero di costruirselo da sé, in una esplorazione che abbraccia ogni aspetto più inaspettato dell’arte.  L’offerta non manca, questo è certo: come ben sappiamo, un centinaio di artisti si esibisce ogni serata. Si può passare da un momento all’altro dal giocoliere, al musicista, al fotografo, al pittore, fino al writer e all’artigiano.
L’Alpheus pullula di gente “comune” e di artisti di vario genere, che si mescolano, si fondono tra loro, e soprattutto stanno finalmente sullo stesso livello. Ma la cosa che più colpisce del MArteLive, quella che ci affascina ogni sera e riesce, settimana dopo settimana, a non farcelo sembrare un evento ripetitivo, è la costante presenza di novità, dovuta anche al carattere particolarmente estemporaneo della manifestazione e alla straripante creatività dei suoi partecipanti.

Oltre ad essere una semplice esposizione artistica, quello a cui abbiamo assistito è un evento che riesce sempre a coinvolgere attivamente lo spettatore. E la magia risiede anche nel fatto che le diverse arti si incontrino ma non si sovrappongano: appena entrati nel cortile dell’Alpheus ci ritroviamo già davanti a quattro esibizioni in contemporanea: i giocolieri, i writers e un’artigiana che espone i suoi prodotti. C’è anche una suggestiva esibizione blues che avviene dentro un autobus.

Per quanto riguarda la musica, durante questa seconda serata abbiamo ascoltato i suoni soft e ricercati dei RareTracce, ospiti della sezione Big. Belli gli assolo di sax, o l’intenso duetto pianoforte – chitarra sul finale de “Il manichino”.
Sempre tra i nomi conosciuti c’è stato Andrea Ra e Marco Conidi, fresco dell’esibizione di Piazza S. Giovanni al concertone del Primo Maggio. E’ lui il big, ma anche la sua band si fa onore, e i virtuosismi con gli strumenti sicuramente non si risparmiano.
A seguire il rock puro dei Madreperla, che alternano ballate a pezzi più “duri” come “Non pensare”.

Gli artisti emergenti sembrano già dei veterani sul palco. E’ vero che sono stati i finalisti delle selezioni che si sono svolte in tutta Italia, e questo significa che un pezzo di strada l’hanno già fatto. Ma le loro esecuzioni sono davvero tutte ad un buon livello. Abbiamo ascoltato i suoni delicati di Marco Guazzone al pianoforte, quelli grintosi di AlanParker e dei TheLemmings, le canzoni stile cantautore dei VersoEst e il rock con rimandi pop dei Wonkies.

Il pubblico viene reso partecipe e protagonista, oltre che spettatore, per esempio con i servizi fotografici che vengono fatti in istantanea nella sala del set fotografico. O con le jam sessions, durante le quali il pubblico viene continuamente invitato a prendere in mano uno strumento ed unirsi all’esibizione. Ed infatti il turn-over tra i musicisti resta abbastanza rapido. I suoni che ne escono fuori rimandano soprattutto al blues e al jazz – come classico di ogni jam session che si rispetti – ma arrivano a toccare anche accenti reggae, rock, pop, dipende dall’occasione. Ogni nuovo musicista ci mette del suo, senza però interrompere l’armonia.

Impressionano perché nelle jam sessions l’improvvisazione non riguarda un singolo individuo, ma richiede la destrezza di più artisti che suonano davanti al pubblico una musica che non hanno mai provato prima. E qui scatta la sapienza di chi sta agli strumenti, che oltre alla creatività deve possedere una grande sensibilità nei confronti di quello che fanno i compagni, oltre alla capacità di creare subito un grande feeling con loro.
Sono tante le sezioni, e qualche riga è poca per citarle tutte. Ma se lo meriterebbero, perché ognuna di queste sa regalare sensazioni inaspettate e delle ore davvero piacevoli.

(Stefania Carta)

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