ALIGI presenta il suo omonimo EP d’esordio

ALIGI” è l’EP d’esordio di ALIGI, disponibile dal 26 novembre su Spotify e su tutte le principali piattaforme streaming, distribuito da The Orchard.
L’EP contiene quattro brani scritti e suonati interamente da lui durante il primo lockdown, mostrando subito un amore profondo per l’elettronica, fatta di ritmiche ipnotizzanti e visioni oniriche. Abbiamo intervistato ALIGI per scoprire qualcosa in più sul suo lavoro.

 

Il tuo EP d’esordio è intitolato: “ALIGI”. Sembra sia un invito ad entrare in una dimensione personale. Cosa hai scelto di voler far vedere di te attraverso questi quattro pezzi?
In questo mio nuovo progetto ho voluto far emergere la mia passione per la musica elettronica e il mondo clubbing, cercando di unire però la mia esperienza passata nella scena dell’indie-rock e dei concerti.

Inoltre ho cercato di esprimere nei testi, la parte più sensibile, quella più sognante e creativa, che contempla ed esplora il mondo. Sono molto attratto da ciò che si lega alla parte cosmica della vita umana, dalla spiritualità, agli antichi alchimisti esistiti nei secoli passati e ad esempio alla pratica Buddhista, che pratico da anni.
Mi piace poter fare domande a chi mi ascolta, quasi a voler risvegliare le stesse sensazioni e interrogativi.

Ci sono cose che mi chiedevo mentre scrivevo l’EP, alcune hanno avuto risposta, altre no.
Quello che cercavo di far emergere era un equilibrio, tra luce e ombra, tra la mia parte più nascosta e mistica e quella invece più leggera, dolce e sensibile. Per questo le sonorità generali dell’EP sono sì elettroniche, che mirano a un dancefloor bello pieno e in festa, ma dove la voce ti guida e ti porta, come per sogno, in un’atmosfera dilatata e spensierata, dove io mi sento di poter lasciarmi andare e vivere la musica come un disegno di un bambino: libero e colorato.

 

“ALIGI” rappresenta anche il tuo amore per la musica elettronica. Da dove deriva questa passione?
Sono cresciuto nell’ambiente della ristorazione e dei locali, grazie ai miei genitori che per più di vent’anni hanno lavorato in quel settore. Così all’età di circa sedici anni, durante le vacanze estive, feci una stagione come barman in un beach club in Sardegna.
All’orario dell’aperitivo si riempiva di gente e una vocalist fortissima inglese saltava in piedi sulla consolle e faceva un’animazione incredibile. Quando una delle prime sera che lavoravo ho sentito uscire il suono delle frequenze basse di quell’impianto, ci fu come una folgorazione in me, come un colpo di fulmine. Non avevo mai sentito un suono del genere. Ero abituato ad ascoltare altra musica, sempre concentrata sul rock o grunge. C’era qualcosa di così atavico in quelle sonorità, di sensuale. Capii che dietro a quell’intuizione c’era molto altro che mi aspettava.

Tornato a Milano a settembre iniziai a fare ricerca di qualsiasi cosa potesse farmi rivivere quelle sensazioni (Djs, nomi di locali, labels etc). Feci scoprire io a tutti miei amici le prime discoteche e “l’andare in discoteca”, rispetto ai centri sociali o al semplice bar stile milanese. Mi fa sorridere molto questa cosa. Ora è normale, ma all’inizio non fu cosi. Non a tutti piaceva, anzi. Ma non ho mai mollato. Così piano piano, insieme a un mio amico più esperto di me, ho iniziato a mettere mano sui primi “cdjs 100 pioneer” e ad esercitarmi per imparare a mixare. In poco tempo ho iniziato a suonare alle classiche feste di compleanno degli amici, poi alle feste del liceo e poi università e così via. Una formazione in continua crescita che mi ha portato oggi ad essere il Dj resident del club principale di Zermatt, in Svizzera e girare l’Italia e l’estero tra feste private e clubs.

Aligi

Sappiamo che hai scritto questi pezzi durante il lockdown. Oggi siamo in una fase di recupero in cui si sta tornando alla normalità che conosciamo. Cosa credi di portare con te di quel periodo?
In quel periodo del primo rock-down e di scrittura dell’EP ho imparato a concentrarmi e a resistere, anche nelle incertezze e nella solitudine. Ho imparato ad avere fede, a credere nei sogni anche quando tutto sembra apparentemente diretto verso altre direzioni.

È un concetto che cerco anche di esprimere in “La mia luce”. Ognuno di noi è custode di poteri, di capacità, di potenzialità che spesso non riusciamo a far emergere. Ma è proprio nei momenti di difficoltà che vengono fuori e si può capire qual è la tua “virtù”, la tua forza.
Personalmente, quel periodo ha come dato il via ad un processo di formazione artistica e in generale di crescita in me. Infatti poco dopo ho ripreso a lavorare in situazioni nuove e stimolanti, ma che hanno richiesto tanta forza e amor proprio. Il solo anche produrre questo disco, il video, l’art-work, il sito web. Tutte cose per le quali sei da solo, devi portarle a termine tu e solo tu. Ho lavorato con amici e persone molto competenti, ma ero sempre io il primo a dover essere in grado di avere una tabella di marcia e avere bene chiaro in mente cosa e come farlo.

Quindi posso dire che il dolore, “l’avere meno” o comunque gli ostacoli in generale nella vita possono davvero portarti lontano e bisogna crederci e tanto. Bisogna credere nelle proprie idee e nel proprio modo di essere, con tutte le tue modalità e particolarità.
La realtà la si può plasmare in un certo senso, non subirla. Questo credo che sia un punto molto importante da capire per un artista, aiuta a liberarti da paure e schemi mentali.

 

Il primo pezzo dell’album si intitola Il Giaguaro. Senti di avere qualcosa in comune con questa razza animale?
“Il giaguaro” è stato il primo pezzo che ho scritto e cha ha dato inizio alla stesura dell’EP. In quel periodo avevo letto un libro molto carino di Isabel Allende, dove il protagonista era stato soprannominato appunto “Giaguaro”. Era un bambino speciale, sensibile, pieno di domande. Mi ci sono rivisto molto in lui e più generale nell’animale in tutta la sua forza e del saper vivere in ambiente come quello della giungla. Sento una profonda attrazione per quel tipo di sapere silenzioso, che ad esempio questo animale (e tanti altri) riesce a esprimere solo dallo sguardo. Sempre più ricerco questa particolarità nelle persone, come in alcuni signori anziani, o pescatori, anime antiche, che anche nella loro semplicità sanno molto e non lo ostentano. Per questo quando vivo situazioni difficili, quando viaggio o suono o devo relazionarmi con persone o eventi ostili, cerco di ritrovare quella forza, quella grinta, che solo un giaguaro che corre di notte riesce ad esprimere e ad evocare.

 

Hai già altri progetti in cantiere?
Al momento sto lavorando come dicevo prima a Zermatt, come Dj resident in un club e sarò qui fino ad Aprile.

Sono concentrato su questo EP e sto lavorando sul come presentarlo live. Naturalmente ho già altro materiale nuovo, ma questa è la condanna di noi musicisti, inguaribili insaziabili. Potrebbe esserci però già una nuova uscita per la primavera, vedremo!

 

Cosa vorresti consigliare al pubblico che ascolterà il tuo EP?
Consiglio di ascoltarlo viaggiando, in macchina con amici a tutto volume o anche da soli, magari quando stai per partire su un volo che ti porta in un posto lontano che sognavi da tanto. Un altro momento perfetto è quando si va a correre. Credo possa dare la giusta carica e il giusto ritmo per spingersi oltre i propri limiti.

 

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 Aligi

      

 

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