Punti di vista con gli occhi del cuore

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[TEATRO]

punti_di_vistaROMA- Guardare sentire, toccare la materia per non guardarsi dentro, per non smuovere l’animo. Il mondo che ci circonda è frenetico, movimentato, non c’è mai tempo per pensare sempre divisi fra mille impegni.


Si arriva al Laboratorio De Filippo di fronte al Ministero degli Esteri. “Che cosa cerchi?” è una domanda che viene posta all’ingresso, è una domanda diretta, intima a cui pochi hanno il coraggio di rispondere: è una domanda che spinge a guardarsi dentro. E non si può fare altrimenti, perché il percorso che lo spettatore segue è totalmente al buio entrando uno per volta ogni quattro minuti. Due mani delicatamente prendono quelle dello spettatore e il cammino prosegue fino a sfiorare una corda, che come un corrimano indica la via fino a incontrare un’altra mano. Dita a cui ci si affida con fiducia perché i movimenti lenti e delicati degli attori infondono forza e coraggio. Ammetto di avere sbirciato nella penombra, ma dopo neanche un minuto la magia prende il sopravvento. Teli leggeri che sfiorano il viso, un abbraccio che culla e rilassa, poi di nuovo in piedi verso una scelta, la scelta di un aroma, quello che secondo i propri gusti dovrebbe far viaggiare.

Guidare, guardare la televisione, un film, leggere il giornale sono azioni quotidiane che fanno dimenticare come la realtà possa essere sentita e percepita secondo le leggi di altri sensi. La vista è il principale senso che nella vita che viene utilizzato, ma in questo spettacolo si è rapiti da suoni, odori, percezioni tattili che incantano e rapiscono. Il modo migliore per incontrarsi è perdersi: Punti di vista permette per mezz’ora di “guardare” il mondo odorandolo, toccandolo, è un percorso sensoriale interattivo realizzato da Enrique Vargas, uno dei grandi maestri della scena teatrale contemporanea e la performance nasce nell’ambito del laboratorio biennale con gli studenti non vedenti dell’Università di Roma La Sapienza.
Questo laboratorio è stato voluto e realizzato da Ferruccio Marotti che dopo quarantasette anni di attività, ha lasciato l’insegnamento, ma non è stato solamente un docente, piuttosto ha incarnato l’essenza reale del  Dipartimento di Spettacolo della Sapienza.
Il modo migliore per incontrarsi è perdersi, e questo “spettacolo” permette di perdersi a tutti gli effetti per ritrovarsi arricchiti, per uscire dopo mezz’ora con una comprensione parziale di uno stato perenne che apre al rispetto.
E prima di tornare nel caotico mondo, mentre un buonissimo tè aiuta a fissare le sensazioni e le percezioni nell’anima, un foglio di carta dalle mani di una ragazza chiede di fissare i ricordi e le impressioni. E la consapevolezza dilaga: si è vissuto e visto con gli occhi del cuore, finalmente…

Emanuele Truffa Giachet

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