Angolo Somma Zero

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Taranto, Brindisi e Manfredonia sono bagnate da un mare meraviglioso e profumate di sapori mediterranei. Eppure, oltre agli abusati luoghi comuni sul sud e sul suo popolo solare, la Puglia detiene un triste primato di inquinamento ambientale e mortalità diffusa. I tre centri urbani citati rappresentano i vertici di quel triangolo di prepotenza e morte la cui somma degli angoli interni è in barba ad ogni legge geometrica ed equivale allo zero, alla nullità e all’inesistenza.


E’ proprio di questa storia sommersa e consapevolmente ignorata che il tarantino Alessandro Langiu è autore e monologhista di Angolo Somma Zero e ha voluto parlare dal palcoscenico del Rialto Sant’Ambrogio dal 13 al 15 marzo, nell’ambito della rassegna Gli Occhi della Memoria.
Ai problemi della sua regione, il giovane scrittore aveva già dedicato altri lavori è tra i quali Muro, Venticinquemila granelli di sabbia e Anagrafe Lovecchio ” costruendo un personale capitolo del teatro sociale dedicato alla denuncia degli ecomostri più impietosi ed impuniti della nostra penisola.

Angolo Somma Zero lega le tre città lungo la linea dell’attività di un fioraio che è attraverso il contatto con i propri fornitori e ricostruisce con amaro umorismo il puzzle di tragedie umane e morti bianche che attanaglia la sua terra. Attraverso la sua testimonianza, schietta e confidenziale, sulla scena brulla prendono vita le quotidiane lotte silenziose di protagonisti alle prese con processi infiniti, malattie contratte in fabbrica ed incidenti evitabili.
Ad accompagnare la narrazione ci sono le musiche ed i canti scritti e realizzati dal vivo da Peppe Voltarelli che, grazie alla sua straordinaria presenza scenica ed alla voce profonda e sabbiosa, conferisce alla scena un’aura intensa e folklorica.
Con la complicità della chitarra e della fisarmonica, infatti, lo spettacolo e che si giova dell’endemica musicalità del dialetto pugliese e delinea perfettamente le atmosfere goliardiche e bonariamente provinciali dei luculliani matrimoni di cui il protagonista si occupa, ma non rende ugualmente giustizia al potenziale poetico del suo sottotesto politico.

Nonostante le lodevoli intenzioni da cui nasce l’opera, infatti, la sua realizzazione scenica non riesce a raggiungere la pregnanza espressiva che il tema avrebbe meritato. L’interpretazione, scorrevole ma punteggiata da numerose imprecisioni, indebolisce l’incisività di un testo non abbastanza tagliente per ferire le coscienze con la gravità dei suoi contenuti.
L’impegno civile del drammaturgo, comunque, si pone come un gesto di ribellione e divulgazione encomiabile che combatte la passiva rassegnazione con le armi a propria disposizione. Noi lo sosteniamo per questo e gli auguriamo di trovare presto un linguaggio penetrante ed efficace per vincere una battaglia che, in realtà, riguarda tutti noi.

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