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Sguardi S-Velati

Copertina_sguardisvelati

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[TEATRO]

Copertina_sguardisvelatiROMA- Sono previste ben sette settimane di spettacoli al Teatro Due Roma per la rassegna giovani Sguardi svelati – punti di vista al femminile. Dall’11 gennaio fino al 27 febbraio la rassegna porta in scena punti di vista femminili sul mondo, sulla storia e su sentimenti universali. La femminilità, insomma, è il prisma adottato per analizzare, scomponendola, la realtà. Per uno sguardo probabilmente diverso da quello maschile ufficiale e abituale.


Gli occhi al cielo per svelare gli sguardi


thumbnailerDall’11 al 13 gennaio ad aprire la scena della rassegna è stato il turno del toccante Occhi al cielo di Massimo Vincenzi, interpretato da Francesca Bianco, musiche curate da Francesco Verdinelli con la regia di Carlo Emilio Lerici.
Un  denso monologo a due voci che viaggiano parallele, lontane nel tempo e nello spazio, ma strette in un assurdo dolore. Due donne: una vive a Kokura, Giappone nel 1945; l’altra a New York, USA, nel 2001. Sono entrambe testimoni e vittime della storia che si abbatte fatalmente sulle loro vite.
1945, la guerra apparentemente lontana aleggia nel cielo della cittadina giapponese in cui tutto, però, continua a fluire in una vita surreale. “Mi sembra di vivere in un acquario” afferma la voce sofferente che piange il suo racconto. Tutto deve continuare nonostante la minaccia, nonostante i mariti dispersi e l’unico appiglio per non restare schiacciati dalla finzione è la mano di un figlio da portare a scuola.
Dall’altra parte del mondo e del tempo, un’altra donna e un altro figlio. Un’apparenza di serenità  accompagna la solita mattinata fatta di traffico nervoso per raggiungere la città, la scuola e il lavoro in alto, in quel grattacielo che erano le Twin Tower. Questa donna è dinamica, ancora giovane, ironica. Ma, in fondo agli aggettivi è malcelata la paura della solitudine e del tempo, che per una quarantenne sembra correre a troppa velocità verso la vecchiaia.
Le donne attendono nella parola protraendo la vita, mentre gli uomini decidono il tempo e le tragedie.
Nella cittadina Giapponese di Kokura gli americani avrebbero dovuto sganciare la bomba atomica, che solo per un fortuito caso di maltempo si abbattè invece sulla vicina Nagasaki, senza comunque lasciare scampo.

La tragedia appare lenta nel cielo di Kokura come un ronzio imminente, forse  un temporale e niente più. La speranza e la realtà convivono solo per pochi istanti, esasperate dall’audio originale dei colloqui tra i piloti americani, che decidono di cambiare piano e aprire il passaggio all’era nucleare in un’altra destinazione.
Anche la donna della nostra tragedia epocale si aggrappa con un sorriso disperato alla speranza del suo bambino, mentre va ad incontrare la morte qualche piano più in alto di quello in cui si va a schiantare il volo 11 dell’American Airlines. Anche qui i ascoltiamo le voci dei controllori di volo che perdono di vista l’aereo impietriti, e parallelamente un’ultima telefonata alla baby sitter, per farle dire al figlio che sua madre lo ama sopra ogni cosa. Sono le nove del mattino di un giorno che non si fa dimenticare.
Francesca Bianco è magistrale nel passare da un’emozione all’altra, dando ad entrambe le voci la stessa intensità, seppure tra loro molto diverse. Al termine, il silenzio in sala tradisce la commozione di tutti  e ritroviamo nelle tragedie universali una sentita e condivisa umanità.

Francesca Paolini

Chiara Tomarelli, giada fradeani, lipstick, martelive, martemagazine, Massimo Vincenzi, noemi serracini, teatro, Teatro Due Roma, Teatro Duse

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