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Alice si meraviglia

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[TEATRO]

alicesimeraviglia1ROMA– Uno spettacolo: c’è lo Stregatto, il Cappellaio matto e un personaggio di nome Alice. Tutto farebbe pensare a una rappresentazione del romanzo di Lewis Carroll, ma non è così. Il lavoro di Carla Cassola Alice si meraviglia, in scena dal 18 gennaio al 6 febbraio al Teatro Furio Camillo, non è una rilettura dell’opera dello scrittore inglese, ma un tuffo nel passato doloroso dell’autrice e interprete.


Ispirandosi alla sua reale esperienza, la Cassola racconta con un’evidente urgenza espressiva e uno sforzo produttivo notevoli, la sua vita alla luce – e soprattutto all’ombra – dei ricordi di una molestia sessuale subita. E’ così che una vecchia che da bimba giocava a essere Alice una sera, immersa in una vasca, in un bagno catartico, rivive le sue memorie in maniera confusa e allo stesso tempo molto nitida, le fa manipolare dai personaggi del romanzo, sviscerando e lasciando emergere dal suo mondo oscuro pensieri, episodi e frammenti di vita che la riportano alla realtà passata e che, allo stesso tempo, la fanno permanere in uno strano limbo in cui è difficile distinguere ciò che è stato reale da ciò che non lo è stato e in cui a tratti, in questo strano equilibrio, ciò che non lo è stato prende la forma e i contorni di qualcosa di talmente chiaro che diventa reale. E’ qui che sta la meraviglia di Alice, nello scoprire quanto del suo vissuto è riuscita a rimuovere e a insabbiare sotto altri aspetti e con quale capacità continui a farlo nel portarlo tuttavia alla luce in un gioco continuo di rimandi tra finzioni di vita immaginata e realtà, tra passato rivisitato e in parte realmente vissuto e presente.

E’ così che in questo momento di profonda riflessione Alice si guarda come se si osservasse dall’esterno, si sdoppia, si provoca cercando una liberazione, una purificazione che spezzi il circolo vizioso in cui sono avvinghiati i suoi pensieri per trovare il sollievo cui alla fine approderà. La protagonista è paralizzata, il corpo nudo è immobile nella vasca da bagno in cui si abbandona a questa rivisitazione dei suoi trascorsi, mentre sulla scena i suoi ricordi prendono vita attraverso altri corpi che si dimenano esprimendo la forza e la crudezza dei flashback di violenza e delle schegge di dolore vissute da Alice/Carla, e allo stesso tempo la musica elettronica scandisce le scene, lo Stregatto appare e scompare in video e una gabbia si anima all’occasione colorandosi di frammenti di memoria.
Alice si meraviglia porta in scena un dramma dinamico dalla scrittura asciutta e al riparo dai luoghi comuni, in cui le sofferenze di una persona e la visione intimista cominciano a poco a poco a parlare al plurale, a tutte le donne che conoscono questa verità e a quelle che non l’hanno mai vissuta, attivando meccanismi di rabbia, dolore, passione e riscatto e mantenendo per tutta la durata dello spettacolo un profilo di grande sobrietà.

Alice Salvagni

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