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A. Dimartino, Tutti vivemmo a stento

Cop_Tutti_vivemmo_a_stento

Cop_Tutti_vivemmo_a_stentoLIBRO- “Romanzo di frammenti minori per disperati, solitari e sperduti”. Già il sottotitolo, di suo, ci lascia un’idea di cosa sarà questo primo romanzo di Alessio Dimartino, Tutti vivemmo a stento, edito dalla Giulio Perrone Editore.

C’è sempre una scelta -dice A- Ma in certi casi non modifica nulla”, l’alter ego del Dimartino si diverte a dipingere a tinte fosche un romanzo nel romanzo, quasi una storia nella storia alla Pennac o, anche se molto lontanamente, alla Calvino (Se una notte d’inverno un viaggiatore), facendosi voce fuori campo dei pensieri del vero autore. E’ così che cominciamo a conoscere l’Universo notturno e sgangherato di una Roma sull’orlo di una crisi di nervi.
Mancano cinque ore. Un barista alla soglia della pensione, assorto in pensieri indicibili per una giovane e prorompente cassiera, serve i suoi ultimi cocktail. Un ladro semiredento tenta di svaligiare un appartamento in compagnia di due rumeni troppo storditi. Un ex-pugile e attuale buttafuori, stufo della vita, si ritrova suo malgrado a dover riaprire un vecchio conto in sospeso e ritornare indietro al suo passato. Uno spazzino di buon cuore rincorre un vecchio smemorato alla ricerca di una “cosa” importantissima e indefinita, persa chissà dove nella città. E, infine, uno scrittore, inerme, quasi succube della vita che intreccia trame, storie di vita e pensieri di fuga. Cinque esistenze indipendenti sullo sfondo di una stessa città. Cinque vite che si sfiorano appena, ma che sono accomunate dalla stessa sensazione di ineluttabilità e senso di vuoto. E un epilogo surreale delle storie che dipinge con venature tragicomiche una sconcertante scena apocalittica che coinvolge e ingloba l’intera città.

L’opera prima di Alessio Dimartino comincia in sordina, ma prende piede nell’animo del lettore lasciandolo sospeso nel limbo del che cosa succederà. Trama intessuta in maniera originale, quasi fosse un romanzo a puntate, in cui ogni capitolo vede scorrere le esistenze dei cinque protagonisti in parallelo, vita e accadimenti presenti e passati si dipanano sotto i nostri occhi addentrandoci all’interno del tessuto drammatico. Lo stile colloquiale ed edotto allo stesso tempo, non lascia spiazzati seppure in taluni stralci rasenti il trash, ma convince ed esalta ancora di più la caratterizzazione dei personaggi, molto urban on the road.
Davvero non male, merita attenzione, questo romanzo emergente italiano, sebbene lo stesso Dimartino dica erroneamente di se stesso che questo è il suo primo e presumibilmente ultimo romanzo (cit. IV di copertina N.d.R.), noi, personalmente, lo incoraggeremmo a continuare.
Da leggere.

Alessio Dimartino, Tutti vivemmo a stento, Giulio Perrone Editore, pag. 211, € 15

Edyth Cristofaro

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