Epistola ai giovani attori – Olivier Py

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[TEATRO]

epistola_ai_giovani_attori_2ROMA-  Il terzo ciclo romano di Face à face – parole di Francia per scene d’Italia si è concluso con l’Epistola ai giovani attori di Olivier Py, presentato al Piccolo Eliseo di Roma dal 28 aprile al 3 maggio scorso, per la regia di Giorgio Barberio Corsetti.

Obiettivo del progetto Face à face, promosso dall’ambasciata di Francia in Italia, è quello di far conoscere i testi e gli autori del teatro francese di oggi nel nostro paese e Olivier Py è senz’altro uno dei suoi elementi più rappresentati e apprezzati. Direttore del prestigioso teatro Odeon di Parigi, giovanissimo, per i nostri standard, essendo classe 1965, Py è anche autore, attore, regista nonché romanziere.

Epistola ai giovani attori perché sia resa la parola alla parola è un testo dedicato alla riflessione sulla Parola. Un attore nelle vesti di grottesca attrice tragica (Filippo Dini) rivolge ai giovani di un’accademia d’arte drammatica la propria esortazione all’insurrezione della parola, elemento fondante del loro mestiere e alimento spirituale per chi la pronuncia e per chi la ascolta. In una sorta di dichiarazione d’amore per la parola nel senso più alto e antico, che sembra essere andato perduto, l’attore lancia il suo grido di sdegno per un mondo dominato dal consumismo, in cui la comunicazione è stata ridotta a mera espressione animale di bisogni elementari o futile scambio di opinioni sul calcio.
A fargli da contraltare, gli interventi disturbatori di personaggi ‘istituzionali’, come il responsabile della cultura, il direttore della scuola d’arte drammatica o il ministro della comunicazione (interpretati da Mauro Pescio), che contribuiscono, alimentandolo, allo svilimento della parola e all’annichilimento del pensiero, riducendo la comunicazione al nulla, incredibili ‘inventori del simbolo che non simboleggia niente’, trasformando la lirica in lotteria!

In francese parola si può dire mot o parole e, come ricorda nell’introduzione allo spettacolo la epistola_ai_giovani_attori_3traduttrice del testo Carlotta Clerici, nell’origine etimologica di “mot” si può ritrovare l’equivalente di una sorta di grugnito animale, mentre “parole” deriverebbe dal molto più elevato ‘parabola’, ma significa anche promessa, impegno. ‘Ti dò la mia parola’ non ha alcun valore se se ne perde il significato profondo, se ci trasformiamo in ‘maiali comunicanti’. La parola è ciò che ci identifica, la nostra espressione come esseri umani, è lei, con il suo potere spirituale e a volte taumaturgico, che ci permette di entrare in contatto reale con gli altri, nella trasmigrazione di un’anima in un’altra.

Migliaia le sfumature e le manifestazioni delle sue espressioni, che Filippo Dini ci regala magnificamente, interpretandole con ironia e passione, modulandole in registri continuamente diversi, scandite, urlate, sillabate, sputate, con passaggi repentini dai toni effemminati a quelli più bassi e cavernosi.

La regia di Barberio Corsetti restituisce e asseconda perfettamente il significato del testo, lasciando la parola assoluta protagonista della scena. Molto ingegnoso e interessante l’uso nel finale di un Chroma key, che gli permette di fondere in uno il volto dell’esortante poeta-attore con quello dell’uomo ridotto a maiale comunicante, che grufola nel sacchetto di patatine ipnotizzato dalla partita di calcio.

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