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Sergio Toppi e la Storia

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Sergio Toppi. Il segno della Storia è il titolo della mostra principale della terza edizione di BilBOlBul, il Festival Internazionale del Fumetto che si è svolto a Bologna.
L’esposizione, allestita presso il Museo Civico Archeologico dal 6 marzo al 12 aprile, presenta al pubblico oltre duecento fumetti e illustrazioni, tratti dalla vastissima produzione dell’autore che conta ormai più di quaranta anni di produzione.
La mostra rifiuta la sterile divisione delle opere su basi cronologiche, coglie piuttosto i nodi centrali del tratto incisivo di Toppi, non tralasciando alcune importanti innovazioni stilistiche.

Fin dalle prime tavole esposte l’impatto visivo è potente, non solo per il gioco chiaroscurale e l’equilibrio tra pieni e vuoti, ma soprattutto per l’ imponenza con cui le figure sembrano emergere dalla carta ignorando le divisioni stesse del foglio. Sergio Toppi, animato da un forte sperimentalismo, rivoluziona infatti la regolare scansione della pagina, liberando i disegni dai limiti di spazio imposti  dalle vignette e rendendoli liberi di dilatarsi in ogni direzione.
Proseguendo lungo l’esposizione si ha l’impressione di entrare in un universo dalle regole capovolte: i colori sono accesi, ben distanti dalle sfumature del reale, le proporzioni volutamente invertite, i tratteggi si sovrappongono in minuziose trame stratificate, il bianco, non-colore per eccellenza, viene contrapposto al nero ed acquista pari dignità di una tinta cromatica. 

La mano di Toppi sa  rendere probabile attraverso il disegno anche l’impossibile, non  solo grazie ad abili tecniche stilistiche, ma anche ritagliando pezzi di Storia per poi comporli in disegni policromi. Come suggerisce il titolo della mostra, la Storia spesso compare nelle opere dell’artista che, affascinato dai limiti della conoscenza umana, tenta di rispondere con il disegno ai grandi interrogativi del passato. Di che colore erano gli occhi dell’uomo di Neanderthal? I pittori di Lascaux erano autodidatti? Si legge in uno dei pannelli che accompagnano le duecento opere della mostra. Analoghe domande hanno permesso al tratto di Toppi di sorvolare i limiti spazio temporali, creando universi in cui dato storico e mistero non sono in contraddizione: così tra le mani di Tzoacotlan nel 1521 può capitare una mitragliatrice o un demone dona un’arma che anticipa di quattrocento anni la bomba atomica.
Un’altra sezione della mostra è inoltre dedicata al racconto breve, genere amato dall’artista che vede in Buzzati un modello. Incisive, paradossali, in poche sequenze fumettistiche, le brevi storie di Toppi smentiscono ogni presupposto iniziale attraverso giochi di attese e sorprese: se vedeste un anziano uomo  lamentarsi della sua solitudine in un impolverato quartiere pensereste mai che si tratti di una reliquia di una terra in provetta in mano a robot?

(Foto Mattia Matrone)

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