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L’amante di Harold Pinter

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A pochi mesi dalla scomparsa del grande drammaturgo, poeta e scrittore inglese, la compagnia Mirò vuole rendergli omaggio mettendo in scena a Roma, al Teatro Tordinona dal 24 marzo al 5 aprile, L’amante di Harold Pinter.
Amico e da molti considerato l’erede di Samuel Beckett, animato fino ai suoi ultimi giorni da un forte impegno civile e politico, Pinter è stato insignito nel 2005 del Premio Nobel per la Letteratura con una motivazione che riassume perfettamente il suo genio e la base del genere ormai definito ‘Pinteriano’: Nelle sue commedie scopre il baratro che sta sotto le chiacchiere di tutti i giorni e spinge ad entrare nelle stanze chiuse dell’oppressione.
E in questa descrizione si rispecchia perfettamente L’amante, una delle sue brevi ma intense tragicommedie, che sembra trattare con apparente leggerezza l’amore e i suoi inganni, ma che lascia intravedere un dramma molto più profondo ed esistenziale.

Centro dell’opera, una coppia borghese dalla vita apparentemente normale e una quotidianità fatta di amorevoli frasi cortesi e buone maniere. Ma il gioco dell’assurdo entra in scena fin dalle prime battute, quando Richard, il marito (Mauro Fanoni), chiede amabilmente alla moglie Sarah (Tullia Daniele) se nel pomeriggio si vedrà con il suo amante. Ebbene sì, Sarah ha un amante, e il marito si attarda volentieri in ufficio per non disturbare i loro incontri. Ma anche lamante_1_brRichard ha un’amante. E ognuno sa dell’altro. La sera, quando si ritrovano insieme, si raccontano dei rispettivi ménage. Tutto sembra tranquillo, un perfetto equilibrio, ma in realtà è straniante, non ci troviamo di fronte ad una coppia aperta, spregiudicata, e il clima di serena rispettabilità trasmette un senso di inquietudine per l’ostentazione della sua falsità. Delle maschere. Finché tutto si svela, le maschere si trasformano e, colpo di scena: l’amante di Richard è Sarah e l’amante di Sarah è Richard! Maschera su maschera, inganno nell’inganno, i due amanti inventano, nei pomeriggi di passione, situazioni e personaggi diversi per i loro giochi sensuali, in un continuo gioco delle parti. Finché le maschere crollano il giorno che Richard decide di lasciare l’amante per amore della moglie e il così nitido e curato confine tra realtà e finzione si frantuma in una crescente spirale di follia che disvela l’impossibilità di liberarsi dal gioco da loro stessi creato per sfuggire alla mediocrità e all’oppressione della ‘normale’ vita di coppia.

Abili trasformisti, quasi maschere viventi, sono Tullia Daniele e Mauro Fanoni, protagonisti assoluti su una scena appena abbozzata in uno spazio nero, con una cornice minimale, priva di oggetti, sostituiti da suggerimenti sonori, che il regista Giacomo Zito ha voluto solo tratteggiare per stimolare l’immaginazione del pubblico e lasciare che la forza evocativa dei gesti e delle parole lo trasportassero all’interno della vita sulla scena.
E a tal punto funziona il gioco delle maschere e degli inganni che al termine della rappresentazione una spettatrice chiedeva confusa alla vicina “ma l’amante di Sarah era il marito oppure no??“…

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