Gianni Rodari e i suoi illustratori

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rodari_full_color[ARTI VISIVE]

BOLOGNA- L’immaginario infantile suscitato dai testi di Gianni Rodari è fatto di parole che rimbalzano come palline colorate e figure capaci di dialogare con il testo in perfetta armonia. Eterno e magico come solo ciò che si accosta al mondo della fiaba può essere, il rapporto tra i versi di Gianni Rodari e le immagini dei suoi illustratori, ha ispirato la mostra Gianni Rodari FullColor. Illustratori italiani 1990-2009 allestita presso la sede de  La Fondazione Del Monte di Bologna  dal 23 marzo al 19 aprile e nata per iniziativa della Cooperativa Culturale Giannino Stoppani.

Differenti sono le creazioni plasmate dalla fervida fantasia infantile durante la lettura di una favola, altrettanto diverse sono le tecniche utilizzate dagli abili disegnatori che di volta in volta hanno riprodotto la vivacità delle parole di Rodari: china, pennarelli, acrilico e persino collage.
Sarebbe riduttivo affermare che la peculiarità della mostra risieda nelle differenti scelte stilistiche operate dagli illustratori, tuttavia i tratti più o meno marcati, le figure ora statiche ora fluttuanti, i paesaggi minuziosi o assenti, contribuiscono a creare un mondo in cui la materia dell’immaginazione può concretizzarsi in mille forme. Il colore diventa l’assoluto protagonista, quasi fosse uno strumento in mano all’artista per riempire i contorni di un universo fatato i cui  tratti non si inclinano mai, ma proseguono netti e decisi, privi delle incertezze del reale.

Nel racconto Il Pittore è lo stesso autore a suggerire una divertente opposizione cromatica: la disegnatrice Valeria Petrone ne coglie la vivacità raffigurando un pittore alla ricerca di colori,  elegante ma completamente bianco sormontato da macchie blu, verdi o rosse che si fanno impalpabili, quasi liquide.

Se illustrazioni come questa rendono i personaggi completamente padroni del foglio, altre raffigurazioni, arricchite da dettagli minuziosi e sovrabbondanti, forniscono visione frammentaria e barocca. E’ il caso de La passeggiata di un distratto, divertente vicenda di un bambino che dimentica durante la giornata ora una mano, ora un orecchio o una gamba, mentre corre in ambienti giocosi ed allegri, rappresentati con cura da Letizia Geminiani.

Nicoletta Costa, invece, dà forma in digitale alle paradossali Favole a rovescio delineando un Cappuccetto Rosso cattura-lupi non più spaventato dall’oscurità del bosco o principi che abbandonano  timide Cenerentole e se ne vanno in groppa al cavallo con la più brutta delle sorelle. La fiaba, come avviene in questa paradossale rivisitazione, può indurre a rivalutare le proprie convinzioni o stimolare la fantasia  attraverso le immagini che le parole suggeriscono. Come sosteneva lo stesso Gianni Rodari: “Le favole servono proprio perché non servono a niente: come la poesia e la musica“.

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