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Le vie futuriste a Roma

[ARTI VISIVE]

“Per architettura si deve intendere lo sforzo di armonizzare con libertà e con grande audacia, l’ambiente con l’uomo, cioè rendere il mondo delle cose una proiezione diretta del mondo dello spirito.” Così recitava il settimo punto del Manifesto dell’Architettura Futurista redatto da Antonio Sant’Elia nel 1914, con lo scopo di sottolineare la funzionalità della bellezza artistica al servizio della città, concepita come lo spazio adatto a contenere le attività dell’uomo, costruito attraverso l’utilizzo di materiali grezzi e semplicemente reperibili.

 

La città dei futuristi doveva necessariamente esprimere il movimento, lo scatto, la velocità industrializzata e meccanizzata che si risolse con la costruzione di edifici intesi come pura esaltazione di una nuova era in cui la vita veniva intesa come evoluzione, potenza.
Un’architettura che ha esaltato il genio italiano e proposto l’abolizione dell’arte decorativa per abbracciare un’arte volutamente lineare e pertanto intesa come razionale.
In virtù di queste prerogative l’arte futurista divenne la chiave per il successo propagandistico fascista poichè aderiva perfettamente agli ideali del nuovo spirito rivoluzionario italiano.

Dunque, se la città italiana doveva cambiare la propria identità e funzionalità allora Roma, in quanto capitale e sede del Partito Fascista, divenne il palcoscenico delle opere dei futuristi, i quali erano chiamati a rappresentare la magnificenza del nuovo vigore italiano.
Quando nel 1931 Marcello Piacentini ricevette l’incarico di Mussolini di creare la nuova Città Universitaria di Roma forse non era consapevole del fatto che da lì a poco avrebbe progettato uno dei più grandi quartieri di Roma, l’Europa, meglio conosciuto come EUR, acronimo di Esposizione Universale Roma. Le caratteristiche di questo nuovo quartiere risiedono nell’utilizzo di marmo e travertino per imprimere la grandiosità della Roma imperiale tra l’altro adornata da: il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, l’Archivio Centrale dello Stato, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, la sede del PalaLottomatica, Il Fungo, l’Obelisco Novecento.

Ma il Futurismo e le correnti che ne derivarono hanno lasciato altre tracce nella città eterna, poichè è possibile avere altri scorci di quella stessa Roma negli edifici tecnici presso la Stazione Termini che portano il nome di Angiolo Mazzoni e sono datati 1939.
Non si può pensare a Roma senza il quartiere Europa eppure quella sua conformità, quella sua forma imponente con le sue strade dritte e poco armoniose si staccano dal quadro originale e variopinto della restante parte di Roma.
Così a 80 anni dalla Prima Esposizione dell’Architettura Razionale svoltasi a Roma nel 1928 la mostra “Il mito della velocità” che si svolge al Palazzo dell’Esposizione ci dà la possibilità di rivalutare quell’architettura funzionale e del tutto estranea alle definizioni artistiche tipiche dei quartieri storici romani dove si conserva ancora il gusto dei sampietrini e dove la città va oltre la sua funzionalità.

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