Giallo o noir, l’importante è che sia thriller

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[L’ILLETTERATA]

evakentInnanzitutto Buon Anno a tutti, cari lettori! Poi, l’argomento della settimana: il thriller.
In primo luogo vi devo confessare che il mio primo amore letterario è stata la produzione giallofila di Aghata Christie, sia nella versione Miss Marple che in quella Monsieur Poirot, con la successiva rivisitazione di grandi classici del giallo come Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle (in ogni sua forma e manifestazione!) e, un po’ meno a dir la verità, dei polizieschi di Simenon con Maigret.


Innanzitutto però, ci tengo a chiarirvi le idee su un paio di cose: è Giallo (definito in inglese whodunit, cioè chi l’ha fatto, chi è stato)quando l’omicidio di cui si narra presuppone una sforzo da parte del lettore che dovrebbe scoprire chi è l’assassino, anche in base agli indizi sparsi dall’autore; Noir, invece, quando a fine romanzo il lettore deve riflettere, sulla base di ciò che ha letto, sulla realtà che gli sta intorno, deve analizzare il mondo che lo circonda in base alle informazioni che riesce a raccogliere dal libro, in un modo tale che quasi la soluzione del crimine passa in secondo piano; Thriller, infine, quando il lettore assiste direttamente alla preparazione e all’esecuzione del crimine, subendo un forte coinvolgimento emotivo in un clima di crescente tensione.

Ed è stata proprio questa la sensazione che mi ha accompagnata nella lettura del romanzo thriller di Alessandro Riccardi, Una voce dal buio, edito da Alcione nella collana Le Ali.

Il libro è approdato sulla mia scrivania per caso, ma già dalla copertina (di Mimmo La Cava) mi aveva attratta ed incuriosita, tant’è che quando ho iniziato a leggerlo, non ho proprio potuto fare a meno di finirlo nell’arco di 24 ore (impegni vari a parte, ovvio!).

La storia che vi si narra è ambientata nella periferia romana dei nostri giorni e racconta la storia di tre persone: Dante, giovane medico; Sabrina, sua moglie; e Max, amante di Sabrina. Le vicende, di cui non vi anticipo nulla, si susseguono in un crescendo davvero emozionante fino a diventare un infausto dramma psicologico intriso di tensione e di inquietudine. Nino Femiani del Corriere del Mezzogiorno, lo ha definito “un libro di ossessioni”, secondo me è un libro di rivelazioni terribili e tenebrose, che invitano a guardare la labilità della linea di confine tra bene e male. Il romanzo è oscuro quanto basta nelle atmosfere, lineare e semplice nel racconto, ben costruito nella psicologia dei personaggi, forse vagamente prevedibile nel finale (o almeno per me lo è stato), ma rimane comunque un’ottima prova di questo scrittore emergente che è già alla sua seconda pubblicazione (il primo libro era una storia di cornice con otto racconti di generi diversi dal titolo Giovani Demoni, da cui sono stati tratti due spettacoli teatrali ed un cortometraggio).

Alessandro Riccardi, fondatore dell’Associazione Culturale Insolito e Teatrale, attualmente sta lavorando a La lunga notte, romanzo sui vampiri che pubblicherà la casa editrice Asengard nei prossimi mesi.

Che cosa posso dirvi di più? Leggete e fatemi sapere che cosa ne pensate, magari una cena con delitto è davvero un modo insolito di passare una serata domestica, no?

Alessandro Riccardi, Una voce dal buio, (Alcyone 2007)

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