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Thee Jones Bones_ Stones Of Revolution

Stones of revolution cover

Stones of revolution coverDei ragazzi di cui vi parliamo stavolta si può dire subito una cosa: che prima di parlarvi del loro ultimo disco ci è venuta una gran voglia di ascoltarci gli episodi precedenti. Il che, le non frequentissime volte che capita, è una gran bella cosa.

Nella fattispecie, quest’indagine a ritroso nel tempo ci ha fruttato – oltre a diverse vere e proprie mani sante per sfanculare i pensieri pesi della giornata a suon di ritmo e ampli roventi – la confortante considerazione che alla faccia di tutto l’alcol che EVIDENTEMENTE (dai men, non fate i timidi e soprattutto mollate la bottiglia) trasuda dal complesso dei loro lavori (“Rock And Roll Is A Lifestyle”, 2006; “Stick & Stones”, 2008; “Electric Babyland”, 2010; per arrivare finalmente a Stones Of Revolution (Rumore Bianco/Il Verso Del Cinghiale), di cui vi riportiamo oggi), negli undici anni di attività dei bresciani Thee Jones Bones c’è tanta, tanta, tanta salute.
E c’ è la storia di un motore propulsivo positivo, vibrante e sempre affamato di blues, Stones, soul e garage (da intendersi proprio come habitat naturale di birra da cantina e grasso motore) come quello formato da Luca “Screaming Luke Duke” Ducoli e Federico “Angioletti Trio” Micheli, che dopo le digressioni Sixties del precedente lavoro torna ai lidi più di partenza: quelli di un rock’n’roll gonfio, tronfio e saturo che bazzica southern e rockabilly (e se alla fine del disco non vi viene da metter su “Natural Born Boogie” degli Humble Pie o da rispolverare gli Small Faces, ve lo dico: qualche problemino forse l’avete).

Lo dimostra il monolite uniforme e al tempo stesso poco meno che caleidoscopico che l’ascolto di Stones Of Revolution ci presenta: piatti forti come l’omaggio Stooges di “Lost Cause”, le grosse cialtronerie di “Alright For You”, “All For Money” o la centaureggiante “Leave This City” possono contare su pietanze altrettanto sapide come la solare “Help Me”, la logorrea vincente ed epica di “Everything” (probabile pezzo vincente della selezione) e la splendida, zeppeliniana apertura acustica di “Free”.
La band gira (i nostri hanno avuto negli anni svariati cambi di formazione, ma l’alchimia non è mai andata persa, e anche questo giro di giostra non fa eccezione: il basso di Domenico “Mec Lee” Ducoli e la batteria di Paolo “Paul” Gheza danno infatti vita a una sezione ritmica mai doma e sporca il giusto), i pezzi sembrano fatti apposta per fartela prender bene, non si ravvisa mezza caduta di stile che sia mezza.

Il genere di cose che succedono quando i ferri del mestiere li maneggia gente che – lo senti forte e chiaro – ha questa voglia bella e luminosa, e canta, beve e se la spassa.
Gente, dicevamo, che ha questa salute.
Insomma, questo piccolo gioiellino settantino (volutamente) lo-fi vale ai bresciani una conferma a pieni voti, e una intima constatazione di bellezza: a farla breve, procuratevelo e godetene in peace, love, harmony.
And fuckin’ rock ‘n’roll. Bravissimi.

Thee Jones Bones:
Luca “Screaming Luke Duke” Ducoli:
voce, chitarre
Federico “Angioletti Trio” Micheli: chitarre
Domenico “Mec Lee” Ducoli: batteria
Paolo “Paul” Gheza: basso

TRACKLIST:
01. Free
02. Alright For You
03. Out Of Sync
04. All For The Money
05. Help Me
06. Lost Cause
07. Leave This City
08. Everything
09. Thinking About
10. Weekly In Love
11. Woody’s Walk

Francesco Chini

 

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