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Padrini Padani

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[TEATRO]

Immagine_099ROMA- È proprio il ritratto di un profilo della nostra Italia questo spettacolo teatrale che, come un dipinto su tela, trae origine dalla veridicità dell’oggetto, impreziosito da qualche sfumatura e tocco dell’artista che ne arricchisce l’effetto.

Uno spettacolo esilarante, entusiasmante e ricco di euforia scritto da Enrico A. Cameriere con la regia di Marco Reale, andato in scena al Teatro Trastevere di Roma (in via Jacopa de Settesoli, 3) dal 19 al 31 ottobre scorso, intitolato Padrini Padani.
Una storia tempestata di equivoci inequivocabili, divertente dal primo all’ultimo istante e con picchi massimi di ironia che sfociano senza indugio in risate di cuore.
Uno spettacolo che si incendia e si infiamma gradualmente accendendo anche gli animi degli spettatori, che vengono avvolti dal calore coinvolgente di questa performance messa in scena da Marco Reale, Carmelo Mianulli, Claudia Fratarcangeli, Giorgio Filonzi, Barbara Saba, Valentina Bruno, Antonio Cappella e Serena Bruni e che approda solo nella sua conclusione con colpi di scena sferzanti, attraverso ritmi intensi e passionali.

Padrini Padani è una storia che riflette alcune situazioni tipicamente italiane, fatta di intrecci, doppi sensi e pregiudizi, in cui due entità particolarmente ‘attive’ nel nostro Paese, Mafia e Politica si intersecano. Ed è proprio da storie di vita reale che nasce l’idea di questo spettacolo e che fa riflettere divertendo.
Il motore d’avvio infatti è stata proprio una frase di Bossi in una nota intervista del 12 settembre 2009: «L’ho detto a Berlusconi, le prostitute le ha mandate la mafia. »

E da qui nasce la storia dei due protagonisti, Turi e Sasà (due mafiosi di quart’ordine, stile Franco e Ciccio) che hanno inviato le escort alla cena del Premier e che per timore di essere scoperti fuggono, decidendo di rifugiarsi a Milano dove c’è Giacomo loro compaesano, che però ha lasciato il suo luogo natale da troppo tempo, dimenticando quasi l’esistenza dei due. Ma Giacomo, accasato con la figlia di un assessore leghista, si ritrova Turi e Sasà catapultati nella sua vita; e non potendo svelare le identità dei due si ritrova a dover giustificare, mentendo, la loro presenza e a far di tutto, inoltre, che non si rivelino le sue origini meridionali, non ben accette dall’assessore.
E da qui una serie di eventi, disguidi, fraintendimenti si intrecciano a catena attribuendo a questo spettacolo brio ed effervescenza totale. Ma tutti i mali non vengono per nuocere…
Una commedia-satira da non perdere che urla il suo messaggio contro la mafia e il razzismo, che «nascono da una radice comune: l’Ignoranza».

Maria Logroio

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