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C. Cavina, Alla grande

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alla_grandeLIBRO- Non  finisce mai di stupire Cristiano Cravina. Con quelle parole che sembrano davvero uscire dai caseggiati delle case popolari di Casola Valsenio, Alla grande, storia moderna di un Gianburrasca nostrano riedita dalla Marcos y Marcos nella collana miniMARCOS, è in realtà un racconto dotato di estrema sensibilità, che merita davvero di essere letto con attenzione.

La storia è sempre quella, un simpatico bambino pestifero, Bastiano Casaccia (Bla), che da grande vuole fare il pirata, che fa ammattire l’arciprete e la mamma, ma che ha un cuore dolce grande così, un po’ ingenuo, ma pieno di grinta e soprattutto leale. Ma  poi la voglia di fare grandi cose ha il sopravvento e Bla si caccia sempre nei guai. E dov’è il suo angelo custode quando ne ha bisogno? E dov’è quel padre mai visto né mai conosciuto che fa il disoccupato? Guai a parlarne con la mamma perché si incupisce e da agnello diventa subito tigre.
Un ragazzino come tanti che ha il dono di combinare guai, forse per attirare l’attenzione o, più semplicemente, per eccesso di “zelo”. L’idea un po’ balorda di stupire il mondo che lo circonda con la trovata di un sommergibile (alla faccia di Mirko Contoli, piagnone riccastro rivale in amore) da costruire per andare a pescare in fondo a un torbido laghetto, un sacco di pattume pieno di monete, così da conquistare la bella Milena Barzaglia (perla del quartiere, con quegli occhi, con quella bocca…), fare grandi cose indimenticabili che lascino il paese a bocca aperta, essere fedele alla banda (Bomba, Donna, Fattura) e restituire l’energia elettrica alla mamma, alla nonna con la gatta che giocano a fare i soprammobili e al nonno che al buio la fa sempre fuori dalla ciambella, però è la goccia che fa traboccare il vaso e che porterà a galla l’ostacolo oscuro che è annidato dentro di lui.

E’ buono Bastiano, è buono e non lo sa, si finge supereroe sulla sua Turboberta (la sua super bicicletta), tirando sassi ai lampioni e alle finestre del nuovo comprensorio in costruzione, eppure difende i deboli come la piccola Saura, maltrattata da tutti, sogna i baci di Milli, e nella ricerca di una realtà alternativa, deforma e trasfigura, in luce di bizzarro umorismo, le persone che gli stanno attorno, l’arciprete, il professore, il vigile urbano, i ragazzotti amici e rivali, tutti disegnati con grazia e con un affetto di fondo che non tarda a venire a galla tra le parole di Gravina. Eppure finisce nei guai, quelli seri (finisce in una Casa di Accoglienza per ragazzi disturbati) e lì dovrà imparare a crescere, a diventare uomo, a trasformarsi e a prendere coscienza di sé e della realtà.

Baldanza e perplessità comuni vanno a braccetto nel linguaggio popolare di Cravina, e accompagnano il lettore in quella che è la rivelazione di uno scrittore prodige che davvero non passa inosservato (il suo I frutti dimenticati è stato finalista al Premio Strega lo scorso anno).
E’ un piccolo gioiello senza tempo questo romanzo “di formazione”, direbbero gli addetti ai lavori. A noi ci piace chiamarlo per quello che è: un delicato e cristallino sogno sull’infanzia rubata dalla vita, una visione che appare reale e che tiene sospesi fino all’ultima parola e all’ultimo volo di farfalle di carta ma “con ali grandi che non [hanno] problemi ad andarsene lontano”.

Cristiano Cravina, Alla grande, Marcos y Marcos, pag 252, € 10

Edyth Cristofaro

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