Skip to main content

London Short Film Festival: oltre il cinema

Alessia_Grassoi
[CINEMACITTA’]

Alessia_GrassoiSi è conclusa domenica 17 gennaio la 10° edizione del London Short Film Festival (LSFF), una maratona corto-cinematografica di produzioni indipendenti che, per 10 giorni, ha intrattenuto la Londra cinefila, sempre caratterizzata da un buona dose di dinamismo ed innovazione. Una rassegna sui generis: giovane nel suo pubblico, creativa nei suoi contenuti e logisticamente itinerante.

La manifestazione è stata arricchita di contenuti inediti, tanto da rendere il LSFF una vero e proprio show, nella quale ai film si sono alternati una serie di eventi artistici che hanno arricchito l’offerta, per coloro che hanno preso parte alle varie serate. Godibili karaoke-set, concerti live e spettacoli vari d’intrattenimento, come il goliardico show di Midnight Expresso. Ciò è stato Midnight_Express.JPGpossibile, grazie anche alla scelta non ordinaria dei luoghi in cui il festival è stato ospitato. Oltre ai cinema, la manifestazione si è tenuta in diversi cine-bar  – molto in voga in questo momento –  ed in club di Londra, assai più adatti ad ospitare le performance in cui la componente musicale si alternava alle proiezioni.
Se negli ultimi festival di corti si è potuta osservare una certa tendenza a mettere in risalto l’aspetto tecnico, concentrandosi sull’immagine – talvolta autoreferenziale – ponendo in secondo piano il livello contenutistico dell’opera, il LSFF ha rappresentato un vero e proprio punto di rottura. Il livello contenutistico di queste sceneggiature è risultato essere di buona qualità: i corti più apprezzabili sono stati perlopiù costruiti su avvincenti storie, tecnicamente ben realizzate, ma con una regia piuttosto semplice, senza eccessiva attenzione alla spettacolarizzazione scenica.

Le diverse proiezioni sono state suddivise secondo nuclei tematici ben definiti. Diverse sono state anche le categorie ben strutturate ed originali. In primis, quella che ha racchiuso le opere con soggetto amoroso, denominate “Fucked Up Love”, dove si è raccontato il tono “assurdo e confuso” che l’amore assume nella contemporaneità, all’interno della quale non si può non menzionare l’ossessiva relazione di Scratch di Jakob Rovik, fra la giovane fotografa Lena che s’innamora del soggetto che ispira i suoi lavori, l’inconsapevole gigolò Sol, spiato e seguito da questa intrigante ragazza, fino al punto in cui i ruoli si invertiranno quando Sol si accorgerà di tutto ciò.
C’è anche spazio per l’ironica metafora della separazione di Modern Life Is Rubbish, nel momento in cui una coppia celebra la fine del rapporto spartendosi i cd; oppure, la tragica storia d’amore/eutanasia di Love in cui una donna chiede di dare il sollievo della morte a colui che nei suoi giorni felici aveva saputo darle l’amore. 

3-D_audience.JPGVi sono poi le irriverenti storie dei protagonisti della “Pecadillo Film” che scandagliano il mondo transgender, dell’immigrazione e dell’omosessualità. Impossibile non parlare di Latecomers di Olivia Humphreys, che propone due interviste. La prima a Margareth, un trans che fino a qualche anno fa era un padre di famiglia con 5 figli e che ora spiega come sia normale per lui essere chiamata “Papà!” e l’altra a Peter, che ha fatto outing a 53 anni e spiega la difficoltà, ma la ferma intenzione di restare con la sua famiglia.
Inoltre, la leggerezza della categoria ”Funny Shit” e l’appassionate sezione “London Lives”, che fotografa una metropoli fra i suoi slanci innovativi ed i suoi volti oscuri, che prendono le forme della violenza endemica delle periferie, fra bande di teenager senza sogni e troppa solitudine.
Vi è poi, l’omaggio al popolo palestinese, umiliato dalla politica israeliana, reso dalla pellicola No Way Throught, dove in un’immaginaria Londra posta d’assedio dai militari, che con la loro arroganza non permettono lo svolgimento delle più normali attività quotidiane, nemmeno quando si tratta di portare all’ospedale una bambina ferita.
Bello, bellissimo. Ma una critica è necessaria: la necessità di scegliere ambientazioni bizzarre per le proiezioni, ha creato talvolta difficoltà nella fruizione dei film. Troppa gente e pochi i posti disponibili; troppo facile da parte degli organizzatori cavarsela con un autocelebrativo: “Non ci aspettavamo così tanta gente!”.                                                                                                                  
Claudio Aleotti

cinema, Claudio Aleotti, London Short Film Festival, Londra, martelive, martemagazine, rubrica cinemacittà

Lascia un commento