Hiroshige: la quintessenza della natura

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[ARTI VISIVE]

Hiroshige1ROMA- Come davanti ad una scatola colorata e misteriosa ho lasciato improvvisare i miei sensi per scoprire un mondo inusuale e finemente costruito su colori e forme insolite alla mia percezione.
In questa scatola è racchiusa una poesia che arriva da lontano, ma che ritrae la natura primitiva tanto ricercata dagli artisti dell’800, i quali si sono lasciati trasportare dalle visioni idilliache di uno scenario orientale in cui gli elementi naturali ritrovano il loro vero rapporto con l’essere umano.

Si potrebbero macchiare di inchiostro molti fogli per presentare un artista del suo calibro, ma forse nessun aggettivo e nessun critico d’arte sarebbero in grado di proferire ciò che solo le sue immagini rappresentano nel mondo dell’arte e ciò che il suo nome fa venire in mente: Utagawa Hiroshige.

Il genio della pittura giapponese viene presentato presso il Museo Fondazione Roma fino al 7 Giugno 2009, con una mostra intitolata Il Maestro della pittura in una location suddivisa in cinque sezioni o meglio cinque stazioni, in cui il visitatore può tracciare il suo percorso tramite dei timbri i quali testimoniano la presenza dei passanti come vuole la tradizione giapponese.
Le opere esposte appartengono ad un repertorio personale del Maestro giapponese, il quale, con alcune tecniche come la stampa su albumina o la silografia colorata, mostra il mondo della natura con i suoi elementi non del tutto scevri della presenza umana.

Acqua, terra, flora, fauna e agenti atmosferici, come la pioggia, su opere che portano lo stessoHiroshige2 titolo, che accompagnano il trascorrere del tempo che modifica il luogo rappresentato solo attraverso la presenza o la mancanza di luce o il cambio di stagione.
Lune piene che si lasciano intravedere tra i rami degli alberi che spuntano da un dirupo mentre una cascata fa muovere le foglie che il vento porta via come in La luna vista attraverso le foglie d’acero.
Oppure il mare pacifico al tramonto in Soshu. La spiaggia di Shichirinohama a Kamakura.

Ma anche uccelli e fiori minuziosamente delineati; e poi uomini e donne giapponesi alle prese con la quotidianità come mercatini o intrattenimenti. Tante altre piccole forme viventi di una natura elementare e semplice. Proprio come i titoli delle sue opere. Forse per lasciare più spazio alla suggestione e al coinvolgimento emotivo di ogni essere pensante che si pone di fronte alle sue opere.
La sua opera non è una semplice raffigurazione della natura, ma il preludio alla quintessenza del piacere estetico che deriva dalla contemplazione di paesaggi elementari ed essenziali.

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