Non solo samba: il Brasile attraverso i suoi pittori

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[ARTI VISIVE]

carybe-o-ovo-da-ema-1976-oleo-sobre-telaROMA- Quando pensiamo al Brasile, balenano alla mente paesaggi fatti di sole, mare e musica, soprattutto samba, magari durante il Carnevale più famoso del mondo. Una visione sì paradisiaca, ma un po’ troppo inflazionata quella che, forse, ci risulta più familiare rispetto a questo immenso e multiforme paese. Il Brasile…


La mostra Il Brasile attraverso i sui artisti è quello che serviva per aprirci gli occhi su un ambito culturale che non è la musica, per quanto questa sia apprezzabilissima e affascinante. L’ambasciata del Brasile e l’IILA – Istituto Italo Latino-Americano- presentano una collettiva che riunisce i più importanti pittori brasiliani attivi nel ‘900, presso la galleria Candido Portinari di Roma in Piazza Navona. Inaugurata lo scorso 20 aprile, la mostra sarà visitabile fino al 23 maggio.

Nelle sale troviamo e conosciamo i nomi che hanno determinato le tendenze dell’attuale pittura brasiliana: Roberto Burle Marx, Carybé, Joao Enrique, Antonio Maia, Lia Mittarakis, Candido Portinari, Marylu Prado, Francisco Da Silva, Rubem Valentim. Le opere scelte dalla curatrice Jaqueline Montagu sono state ispirate dalla realà naturale e umana del paese, nell’intento di dare al pubblico una visione del Brasile attraverso le visioni che esso stesso ha ispirato agli artisti. Se da un lato paesaggi naturali fatti di luce e colori ci restituiscono un’immagine tutto sommato nota, molte tele stupiscono per soggetti e tecniche rappresentative che potrebbero sembrare lontane dal’idea che abbiamo di questa cultura.

Le opere di Burle Marx colpiscono per la forza espressiva che l’artista ha saputo infondereMaia attraverso forme definite da curve irregolari e colori freddi che variano dal blu al verde, scuri e intensi. Potremmo definire le sue opere esposte “espressionismo astratto”: geometrie tormentate, turbinose e passionali. L’artista è uno dei principali paesaggisti dei nostri tempi e ha persino progettato parchi e giardini, di cui molti considerati patrimono nazionale. Negli anni ’70 fu una delle prime voci autorevoli a protestare contro la distruzione, purtroppo ancora in atto, della foresta Amazzonica.

Il secondo nome è quello di Candido Portinari, cui è intitolata la galleria stessa quale tributo al più importante pittore brasiliano. La sua arte è ispirata a temi sociali e suoi sono i murales “Guerra” e “Pace”che decorano la sede delle Nazioni Unite a New York, dono del governo Brasiliano.
In questa sede sono esposti una serie di suoi disegni: grafite e sanguigna su carta che delineano figure umane. Il suo “Indio” sembra suggerire l’uomo vitruviano di Leonardo, sia per il tratto rosso su cartoncino, sia per il richiamo più profondo alla riscoperta dell’Uomo, sebbene da un lato esso appartenga al nuovo mondo che apre l’età moderna, mentre nel più antico esempio entra in gioco il concetto di umanesimo rinascimentale.
Gli uomini e le donne di Portinari sono tratteggiati con la complessa semplicità del Picasso figurativo, con grandi occhi e mani che catalizzano tutto il concetto di terrena umanità. Ancora, parlando di echi della pittura europea, nella scena di gruppo scorgiamo una inedita somiglianza con le figure della tela 3 Maggio 1808 di F. Goya.

Lia Mittarakis e Joao Henrique introducono nel contesto della mostra il più puro stile naif, che esprime tutta l’ammirazione per la natura brasiliana.
I quadri della pittrice ritraggono paesaggi, soprattutto della sua isola natale Paquetà, di cui ci vengono restituiti i colori brillanti e accesi. Così come accae per Henrique, si respira un amore quasi infantile nel mare, nei fiori e negli animali rappresentati con grazia e poesia.

carybUn simile senso di felicità si avverte nelle immagini di Francisco da Silva: animali fantastici come il drago, ma anche reali come il gallo, resi straordinari comuque da una tecnica che sfrutta il divisionismo all’ennesima potenza.

Cotinuando la carrellata, incontriamo l’argentino Héctor Páride Barnabó, che naturalizzato in Brasile diventa il famoso Carybé, illustratore di paesaggi bahiani che traducono in pittura le descrizioni del grande Jorge Amado. Famose sono anche le sue scene di capoeira, la lotta ritmica brasiliana nata dalla forza della cultura nera e india, per le quali è ricordato ache in alcune canzoni appartenenti a questa arte. Carybé descrive il Brasile delle tradizioni e della cultura popolare, della pesca e delle altre attività umane. Per stile e soggetti potremmo accostare queste rappresentazioni corali al nostro Guttuso. I soggetti del brasiliano risultano comunque più stilizzati e tuttavia sono estremamente vivide.

Simbolismo e metafisica pervadono le opere di Rubem Valentim e Antonio Maia.
L’astrattismo fortemente geometrico di Valentim si caratterizza anche per l’uso di colori accesi incastrati come in un puzzle. Colpisce il fatto che tali forme siano il risultato dell’astrazione più estrema di simboli appartenenti alla religiosità popolare, fondendo l’antropologia con l’arte formale.
Più figurativo, ma decisamente lontano dal realismo, è infine Antonio Maia, con i suoi uomni-manichini in pieno stile anni ’30. Tele simboliste, quasi metafisiche, unite ad un certo pessimismo e disillusione che gettano un velo d’ombra sulla gioia espressa da suoi colleghi. Si avverte una profondità di riflessone specie in “Solidão” (Solitudine), un gruppo di più teste umane con grandi occhi, tutte prive di espressione. Linee squadrate racchiudono gli spazi in cui questi umani disumanizzati sembrano fissare il vuoto. O forse l’infinito.

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