L’arte apparentemente invadente

[ARTI VISIVE]

Pensate al caos cittadino, quello più frenetico, irrequieto, instancabile, dinamico, quello fatto di mezzi in continuo movimento, gente che va, che viene, stazioni ferroviarie, metropolitane, periferie, luoghi isolati…
È questo lo scenario, il palcoscenico d’azione di questa forma d’arte: il WRITING.
Forse l’arte più “pura” (nonostante il grigiore del contesto urbano…) perché nasce spontanea dalle strade e si diffonde e prende forma in ogni luogo e in ogni spazio.


Per la prima volta una forma d’arte non elitaria, definita “illegale”, perché rischia per potersi affermare, rischia per poter riscattare la sua esistenza e si nasconde per poter divenire. E forse anche per questo la velocità di esecuzione è più che rilevante!

Una sinergia policromatica, vernici che si fondono in armoniosi tratti generando effetti visivi semplicemente speciali, che catturano magneticamente gli sguardi dei passanti.
Effetti tridimensionali, stili particolari rappresentativi di identità individuali, curve, linee, colori che rendono animate e vive le mura metropolitane, nuove tele artistiche.
Pieces in transit”: è questo l’aerosol art dell’universo hip hop, che proietta in una nuova dimensione.

Il Writing -così come lo conosciamo- nasce alla fine degli anni ’60 a New York, frutto di una lunga storia, di un percorso altalenante che ha vissuto varie fasi, arrivando in Italia solo alla metà degli anni ’80.
Aggredire le superfici più in vista della metropoli per farsi conoscere, graffiando sui muri i propri nomi”, questo era l’ideale dei writer “divenuto poi un vero e proprio movimento”, così scrive Daniela Lucchetti nel suo libro, intitolato -appunto- Writing.

Questa è un’arte non catalogabile, non delimitabile negli spazi o nelle sue espressioni. Il bombing è il loro obiettivo per uscire dall’anonimato, dalle gole profonde dei sobborghi, dei ghetti, da cui trae origine.
Ed è proprio da qui che le semplici firme (o tags) divengono writer, proiettando in queste espressioni speranze, emozioni, sensazioni.
Questa forma di comunicazione, prima di divenire arte, è stata espressione di ribellione, simboleggiando l’urlo silente, non vocale, di chi si sentiva sommerso, ma divenuto poi, prepotentemente evidente, pur di farsi notare.

I graffiti- writing non sono solo nomi, immagini che prendono vita da una bomboletta spray, ma ogni parola, nome, espressione che si configura sui metrò o sui muri è l’espressione di messaggi vivi e storie di vita recondite.
A questo punto, non potendo contestualizzare quest’arte, guardatevi attorno ed ammirate!
Considerate anche che sta cercando di affermarsi anche in spazi più facilmente raggiungibili e non fisicamente legati alla città, come il web.
E poi, se potete, godetevi il Write4Gold, la gara di writing sponsorizzata da Motolov che ha tappe in tutto il mondo e che cerca di far affermare il writing come vera e propria arte a 360˚.

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