FotoGrafia Festival Internazionale di Roma presenta: il Circuito (I parte)

[ARTI VISIVE]

Nel Circuito del FotoGrafia- Festival Internazionale di Roma (edizione 2008) è la città stessa che diventa spazio espositivo. Dal 4 aprile al 25 maggio i luoghi del vissuto diventano attimi in cui visionare, specchiarsi e meravigliarsi nelle immagini. Non solo, dunque, cornici esclusive e istituzionali come il Palazzo delle Esposizioni e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, ma momenti di incontro con una città che vuole guardare i racconti e “Vedere la normalità”.

 

Librerie, wine bar, scuole etc. diventano tappe dove fermarsi e alzare lo sguardo perché “la fotografia sia per noi lo strumento migliore per la descrizione della vita di tutti i giorni” spiega Marco Delogu, direttore artistico del Festival, “un ragionamento che parte anche da un voler raccontare la normalità in contrasto con la straordinarietà”. Abbiamo avuto così modo di seguire un percorso senza una vera direzione.

Sulla pareti interrotte dai libri e dai dvd della Libreria del Cinema (via dei Fienaroli) gli scatti di Lorenzo Perpignani hanno raccontato la città eterna, l’hanno trasformata in un percorso in cui incedere verso le direzioni che sono proprie della nostra quotidianità. Nel ventre della lupa, il titolo della mostracon scatti che spiegano il vuoto e il pieno dei percorsi comuni, con visi delineati da tagli e direzionati con il panning. Perpignani presta attenzione marginalmente all’uomo nello spazio pubblico, ne raccoglie piuttosto la cronaca di un iter.

Dalla velocità della metropolitana agli scatti fissi. Del 1850 le storiche foto ospitate dalla Galleria Paolo Antonacci (via del Babuino). Nella carte salate albuminate troviamo inscritta una Roma sconosciuta e preziosa. Di fronte a queste originali e antiche stampe, dalle tonalità seppia, abbiamo difficoltà a distinguere le fotografie dagli acquarelli, posti le une al fianco degli altri con una cura mirabile. Qui scopriamo come le moderne ricerche fotografiche che si avvicinano alla pittura sono in realtà solo il riscoprire dell’origine stessa dell’arte figurativa fotografica. Dopo la metà dell’Ottocento, artisti, pittori e fotografi, confondevano le loro esperienze e le sperimentavano descrivendo amorevolmente quella che era la Roma liberata dai Papi, nuova Capitale d’Italia. Ne La fotografia vedutistica a Roma scopriamo una visione talmente moderna del Colosseo che ci stupiamo nel constatare che la data risale a due secoli fa, proprio quando i primi fotografi professionisti si avvicinavano a questa tecnica dopo studi di pittura e con una formazione artistica classica ben sviluppata, ma l’arte rimane arte e in questo si differenzia dalla semplice tecnica.

Ancora Roma, ma rinchiusa nelle dodici stampe di Roberto Cavallini. Roma come un’isola di un solo chilometro. Un chilometro di distanza, lo stesso chilometro vissuto da bambino e riscoperto nella crudeltà dello sguardo adulto. L’impietoso scatto di una digitale, che comunque riesce a ritrovare una poesia forse trasfigurata, ma necessaria per far sopravvivere il sentimento cresciuto dell’artista, è ospitato dalla piccola Galleria Fondaco nel cuore del rione Monti (via degli Zingari).
Questi ritagli di cammino non sono la ricerca dello spirito della città eterna, non la possono raccontare nel suo passato o nella sua contemporaneità, possono essere solo un punto in cui fermarsi nel Circuito del Festival della Fotografia. Fermarsi e guardare.
(www.fotografiafestival.it/circuito)

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