Su Angelo Elle

[IL_7 SU…]

– Appunto, insisto: apri la tua mente e vedrai che Angelo Elle filtrerà in quel buio.
– Ma ti dico che ho le guaine neurali in pappa. E mi mancano i punti di riferimento.
– Basta con questa lagna; devi sbloccarti, una volta o l’altra. Ti tiro giù io da quel cilindro di mantecati di lardo!
– Eh?


– Ti sei dimenticato tutto, ho capito. Allora resta seduto, sei sull’ orlo di un mantice da collasso nervino ed è urgente che tu co-minci finalmente ad inglobare idee “giuste”, capito?, roba secca, dritta. Così ti si chiariscono i gangli del mesencefalo e potrai tor-nare a casa dalla tua simil-mamma di cellophane.
– Ah. Ma mi manca la voglia di dire cose.
– Va bene così, stai zitto e ascolta.
L’impostazione post ye-yé made in Latina (ma non latinorum) di Angelo Elle si configura bacucca attorno ad un beat ecostressato ma ultrasostenibile pesantemente ispirato ad una elettronica da pupazza snodabile che nemmeno sa di esserlo ma ha un botto di pretese tra cui “il jet privato”. D’altronde “i pensieri cattivi spun-tano come funghi”, canta Elle, premurandosi però di puntualiz-zare che è “tutto troppo scontato”. Sicuramente il mondo ordi-nario deve apparire così a chi detiene un arsenale di trucchi TDM mix CUBE a 128 tracce con bastoncini Findus usati come tasti, il tutto allocato non in un bunker grigio topo, ma in uno studio di portata più che digitale e dimensioni indiscutibilmente europee. Inoltre va tenuto in debito conto che lo spessore umano di An-gelo Elle è pari a quello di un iperattivo mistico della sei corde con la lingua di menelicche, e ciò lo favorisce nell’escogitare ac-cattivanti e coinvolgenti assemblaggi sonori ironici sostenuti da una pulsazione ritmica che talvolta appare senza catene salvo quelle che la collegano alla cyclette percussiva targata Devis Bo-volenta. Questa vibrazione vagamente irridente e sicuramente accattivante si sviluppa anche in virtù del febbricitante smanettìo di Danilo Minniti, ma questo non deve preoccupare più di tanto. Peccato che alcuni ceffi poco raccomandabili non riescano a di-gerire il lungo crine di Angelo Elle, il quale tuttavia presto o tardi avrà ragione di costoro a forza di ultrasuoni cantautorali e gio-colerìe tastieristiche a supporto. La segmentazione del reggae appare in nervosismi allegri che non si squagliano nella cicoria ma si amalgamano in un pastone vivo che strizza l’occhio allo ska in modo disincantato, fresco e rotondo come un uovo polare rock. Insomma, rasentando l’esagerazione pseudo-isterica delle situazioncine quotidiane, Angelo Elle alimenta un ribellismo bir-raiolo rivelandosi capace di studiare perfino gli arrangiamenti di una sogliola cubica.
Per questo penso che ti farà bene.
Scusa se mentre ti parlavo ti ho mandato in loop accelerato nei timpani il brano “Figli di papà”, ma era necessario per il tuo ri-pristino dei livelli di azotene canforato.
Cos’hai da dirmi adesso?

– Oh bella! Adesso improvvisamente ricordo un avviso che com-parve sul soffitto della sala riunioni la prima volta che mi sentii fasullo e che illustrava “la linea dell’azienda”. Diceva: “Scopri e cura la psorìasi. Scegli un soggiorno sul Mar Morto per i tuoi trattamenti della psoriasi fisica e mentale”.

– Ma questo è più o meno il testo di un banner presente nel blog del nostro autore! Ok, finalmente ce l’hai fatta, sei entrato ne “Il fantastico mondo di Elle”!! E ricordati: l’idea che gli opposti si attraggano vale solo per gli ossessionati dalle calamite, e manco tanto, dato che “ognuno protegge il proprio culo”!

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