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Jorge Amado: tra impegno e fantasia

[L’ILLETTERATA]

Visto il tema portante del Magazine di questa settimana, devo dire che mi è sembrato davvero doveroso fare un tributo ad un grande della letteratura sudamericana: Jorge Amado. In primo luogo perché originario di Salvador de Bahìa, luogo in cui si svolge un Carnevale conosciuto in tutto il mondo, ma anche perché il tema del Carnevale, del ballo, della passionalità, temi carnascialeschi, sono piuttosto ricorrenti nella letteratura di Amado.


Nato il 10 Agosto 1912 in una fattoria nell’interno dello stato di Bahia, in Brasile, fu testimone fin da bambino delle lotte violente che venivano scatenate per il possesso della terra, ricordi indelebili, più volte riutilizzati nella stesura delle sue opere. Allora il Brasile era un Paese assai arretrato e ancorato a tradizioni che gettavano le loro radici addirittura nel sistema schiavistico. Un Paese, quindi, che guardava con sospetto e timore a qualsiasi forma di “sovversione”, vittima di una forte crisi economica e di un fortissimo flusso migratorio di tutte le razze (italiani compresi), che non faceva che minare il senso di sicurezza dei cittadini, desiderosi vieppiù di garanzie e stabilità.

Amado fu attratto dalla letteratura fin dall’adolescenza e si propose subito come giovane ribelle, sia dal punto di vista letterario che politico. Esordì non ancora ventenne con il suo primo romanzo Il paese del Carnevale(1931), storia di un giovane che non riesce a trovare la sua strada in una società che rifiuta di affrontare i problemi per ignorarli o mascherarli con trucchi di vario genere, fra cui appunto il mitico Carnevale. Per approdare poi a romanzi di impegno sociale e politico che tracciarono inevitabilmente il suo cammino: la sua scelta ideale di vita trovò nelle opere successive una serie di precise conferme mentre le sue scelte politiche, come l’adesione al Partito Comunista, provocarono più volte il suo arresto e l’esilio. Finita la seconda guerra mondiale, infatti, fu costretto ad allontanarsi dal Brasile e visse prima a Parigi e poi, vincitore del Premio Stalin, passò tre anni nell’Unione Sovietica. Nel 1956, poi, uscì dal Partito Comunista Brasiliano per dissensi sugli sviluppi del comunismo in Unione Sovietica.

Nel 1958, ritornò in Brasile, e cominciò la sua epoca letteraria più scanzonata e divertente, anche se sempre impegnata socialmente. Amado passò ad una scrittura più fantastica, “leggera”, permeata di musica, danze e magie. Gabriella, garofano e cannella (1952) è il primo romanzo di questa nuova fioritura artistica, ma degni di nota sono anche Teresa Batista stanca di guerra (1972), Santa Barbara dei fulmini (1988) e Dona Flor e i suoi due mariti (1966).
Dovendo scegliere, proprio di quest’ultimo vi consiglio la lettura perché favola scanzonata e divertita, ma anche affettuoso tributo al patrimonio sociale e culturale di un Brasile autentico ed affascinante. Questo romanzo narra la storia di Flor, grande cuoca e amante appassionata, che resta vedova del suo amato, Vadinho, uno scatenato ballerino donnaiolo. Quando Flor, superato il dolore, decide di risposarsi con il tranquillo Teodoro, Vadinho ricompare nei suoi sogni, rimproverandola per il tradimento e costringendo Flor a fare di tutto per farlo tornare a vivere e ad amarla.
Un flusso ininterrotto di magia, umori festaioli e passionalità guida il lettore in un vortice di eventi, a volte davvero esilaranti, che lo incatenano alla lettura e al desiderio di scoprire come finirà questo libro travolgente ed emozionante, dolcemente indimenticabile: davvero un buon approccio alla letteratura brasiliana, in generale permeata di atmosfere colorate, e a quella di Amado, in particolare, disegnatore ineffabile di affreschi popolari e dello splendore del mare e della natura.

Per finire, una nota di colore nella vita dell’autore (scomparso il 6 agosto 2001): quando compì ottant’anni, il “Paese del Carnevale” gli rese omaggio con una grandiosa festa, un gigantesco Carnevale nel vecchio quartiere bahiano del Pelourinho, tante volte descritto dal “bahiano più bahiano di Bahia”, per celebrare con lui i suoi libri, pubblicati in 52 paesi e tradotti in 48 lingue e dialetti, che nel tempo hanno venduto milioni di copie, contribuendo a risvegliare le coscienze ma anche a distendere e a divertire.

CONSIGLIO
Leggete l’intervista fatta da Elena Grecchi all’autore nel 1998…
http://www.zam.it/1.php?articolo_id=119&id_autore=130

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