Moby Dick al Palladium

Al Romaeuropa Festival c’era Moby Dick. A raccontarla Alessandro Baricco, accompagnato da Paolo Rossi, Stefano Benni e Clive Russel.
Quattro differenti modi d’interpretare l’opera di Melville: uno scrittore e regista, un comico, un giornalista e scrittore, un attore.

Baricco, encomiabile narratore, traduceva i pensieri dell’autore, rendendone visibili le strutture; avvolgeva il pubblico e lo faceva addentrare nel romanzo, presentandolo come un caro amico e svelandone la personalità. Chi ha visto Totem sa bene di cosa parlo.
Paolo Rossi, mattatore incontrastato, con il suo accattivante modo di fare è stato capace di rendere la lettura movimentata e coinvolgente.
Si muoveva sul palco, cambiando più volte postazione di lettura; animava i personaggi caratterizzandoli con la voce; si faceva accompagnare da un trio di musicisti (percussioni, chitarra e fiati) con un’evocativa colonna sonora.

Dopo una simile performance, Stefano Benni ha retto a fatica il confronto. Se ne stava immobile davanti al leggio e un pianista alle sue spalle sembrava uno schizzato che passava dal piano a strumenti complementari al pianoforte, creando suoni alternativi.

Poi Russel. Ha fatto immergere l’auditorio in un’interpretazione in inglese, in grado di rievocare rappresentazioni shakespeariane.
Sullo sfondo apparivano i testi in italiano, però poi è stato come un scivolare sempre più dentro all’opera di Melville e sono sparite le traduzioni. Le sensazioni superavano i confini linguistici.

L’evocativa atmosfera, curata in ogni dettaglio, ha fatto vivere qualche ora da passeggero su una baleniera: giochi di luce che creavano cerchi d’acqua, rumori del mare, il canto di una balena. Tutti alla caccia di Moby Dick.

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