Ozric Tentacles: viaggi ai confini dell’Universo

Foto di Federico Ugolini

Foto di Federico UgoliniCIAMPINO- Spazio, ultima frontiera: questi sono i viaggi intergalattici degli Ozric Tentacles, parodia quasi dantesca di miscela di suoni dove i sintetizzatori la fanno da padrone tessendo un filo tra la terra e le sue sterminate varietà fino allo spazio più profondo.

Ed Wynne, fondatore e motore portante del gruppo, torna a Roma per una serata di psichedelia pura. Ad ospitarli è l’Orion Club, navicella portante, utile al bisogno per rilasciare in note frequenze di ogni sorta e sprigionare nell’etere un messaggio ben preciso: space- rock! Ad ogni modo musica per le orecchie di chi ama confondersi con i linguaggi sonori e prediligere l’elettronica. E sì che gli Ozric, sin dagli albori (parliamo dei primi anni ‘80), hanno coniugato sapientemente i suoni elettronici alle frequenze più naturali del flauto e delle percussioni, creando una placenta ricca di effluvi musicali. Oggi il gruppo, che già ha visto tante variazioni al suo interno, si presenta con la famiglia al DSC 4366 copycompleto e un progetto genealogico (Paper Monkeys) assolutamente epurato dai sapori naturali degli strumenti a fiato e delle percussioni.

I viaggi sconfinati nelle lande brulicanti trovano migliore appagamento nei salti in iperspazio, e la chitarra Ibanez di Wynne sprigiona tutti i riff più ipnotici per consentire un salto rapido e indolore. Mentre orecchio conduce le danze, occhio vuole la sua parte e lo schermo dietro il palco si cimenta in proiezioni ipnotiche, disegni ormai congeniali alle allucinanti visioni del gruppo, quasi geroglifici, segni distinti di antiche popolazioni affini alle visite di altri mondi.
Dal vivo c’è spazio per una panoramica della musica degli Ozric Tentacles, fino a risalire la china e proporre rivisitazioni di grandi classici. Il sigillo, atteso, arriva con Erp e la sua terra (Erpland, 1990). Ominide intriso di genia umana e molte esternazioni che combaciano con personaggi fantastici, più di tutti gli elfi delle foreste incantate. Noi rimpiangiamo i flauti di John Egan, se non altro per una maggiore presenza sul palco e la giusta alternanza con le distorsioni di Ed Wynne, ma continuiamo a scrutare le copertine degli album che hanno, malgrado la tenue ripetitività, un effetto benefico e rilassante contribuendo non poco ad immedesimarsi nella musica degli Ozric.

Federico Ugolini
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