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Alla corte del Re Marcus

ROMA- Giovedì 26 Aprile, sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica, sold out per uno dei più grandi bassisti viventi. La sala brulica di gente. Giovani e meno giovani ai piedi del palco fotografano gli strumenti con i loro cellulari.

Parlano e si scambiano opinioni sui quei bassi meravigliosi messi in fila in bella mostra, suonati da mani meravigliose. Atteggiamenti da fan entusiasti ed eccitati anche prima dell’ingresso del loro beniamino, grida e applausi sfociavano in modo estemporaneo e disordinato. La voglia è nell’aria, è tangibile e il ritardo amplifica queste vibrazioni impazienti. Ritardo causato anche dalla presenza di gente in piedi, ascoltatori dell’ultimo minuto che hanno accettato di guardarsi lo spettacolo in modo scomodo, ma di poter dire “io c’ero”.
Beniamino della serata è il bassista americano Marcus Miller. Nato a Brooklyn nel ’59, è annoverato tra i grandi della musica come uno dei più importanti maestri del basso elettrico. I jazzofili lo hanno ammirato al fianco di Miles IMGP6112Davis nell’album del 1986 Tutu, dove compose la maggior parte dei pezzi e dove suonò quasi tutti gli strumenti grazie alla sua maestria anche alla chitarra, al clarinetto e alle tastiere e lo hanno continuato a seguire con i mostri sacri Herbie Hancock e Wayne Shorter. I bassisti di ogni età, di ogni genere e grado lo ammirano per essere un maestro nella tecnica slap. Gli amanti della musica sono ammaliati dal suo groove che mischia funk, jazz, soul e reggae. Negli ultimi anni Miller oltre alla carriera da musicista e compositore, ha affiancato, come solo i grandi sanno fare, quella di produttore discografico e band leader, scopritore di talenti. Nelle sue formazioni numerose annovera giovani musicisti talentuosi e li aiuta nella loro personale scalata verso il successo. A Roma si è presentato con il suo sestetto che vede Alex Han al sassofono, Maurice Brown alla tromba, Adam Agati alla chitarra, Kris Bowers al pianoforte e tastiere, Louis Cato alla batteria, per promuovere il suo nuovo album in uscita.

Una gigantografia di Miller sovrasta il fondo del palco, è la copertina della sua ultima fatica discografica, Renaissance. Dall’album infatti il bassista di Brooklyn ci presenta alcuni brani come, Mr. Clean, Redemption, Jekyll & Hyde. Il concerto è un accattivante dialogo tra gli strumenti e si snoda grazie e attraverso la figura del suo leader. Miller con la sua strabiliante tecnica sembra dirigere i cinque giovani sul palco. Il suo suono è ritmico e straordinariamente melodico allo stesso tempo, ma non è mai autoreferenziale e narcisistico. Ha lasciato tantissimo spazio ai soli e alle improvvisazioni sul tema dei suoi cinque giovani compagni. Si è cimentato anche nel clarinetto basso e, tra omaggi a Bob Marley e citazioni dei suoi successi precedenti, ha esaltato con maestria i suoi numerosi fan capitolini. Un concerto gradevole dai ritmi funky-soul, a mio parere, un po’ troppo imperanti. La sottoscritta si auspicherebbe per il futuro una ricerca compositiva che porti Miller ad allontanarsi dal suo più grande successo “Silver Rain” , e che lo porti verso sentieri inesplorati e sperimentazioni che uno come lui può certamente permettersi. Aspetto fiduciosa un rinnovamento, una rinascita, solo i grandi come lui possono osare di più e creare cose meravigliose.

Valeria Loprieno
Foto di Giacomo Citro

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