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Tamara De Lempicka, la regina del moderno

Omino_Shiba-ok
[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

Omino_Shiba-okSta per terminare la mostra al Complesso del Vittoriano dedicata a Tamara de Lempicka, se non siete andati a vederla nonostante la Sciarpa blu si sia stretta su autobus e cartelloni, il mio vuole essere uno sprone: approfittate degli ultimi giorni, la mostra durerà solo fino al 10 luglio!


Lo sappiamo tutti che il Vittoriano promette sempre grandi mostre, e poi ci delude regolarmente. L’allestimento, le promesse di opere fondamentali e poi la presentazione di una raccolta di nicchia e anche questa volta, la mostra non si smentisce, ma in questa occasione la ricerca delle opere minori e meno famose merita di essere vista.
Tamara De Lempicka fu uno dei numerosi personaggi controversi del secolo breve, e lo rappresenta in toto! Cavalcò le onde della moda e dell’arte, mischiò con sguardo innovatore le nuove tendenze
artistiDe_Lempicka_Falletta18che pur rimanendo legata alla tradizione. Lo fece con un fare poliedrico, come solo una donna sa fare. I suoi eccessi hanno un tocco di fashion; il clamore, che suscitarono i suoi amanti e le sue amanti, l’ha trasformata in un personaggio, ma la De Lempicka era un’artista! E la mostra al Vittoriano ci riporta proprio ad una De Lempicka artista non più vittima del suo personaggio.
La curatrice della mostra, Gioia Mori, spiega un percorso che avvicina l’artista di origine polacca all’acciaio, ai Futuristi e all’Italia. Il suo grande amore per l’acciaio e per il lucido è rappresentato senza forme di aggressività con mille sfumature che circondano il corpo femminile in Nudo con grattacieli e in Nudo con velo.

Il grigio che da rigido diventa morbido, e i grattacieli che si trasformano in tessuto. La De Lempicka riesce a spiegare il carattere di una bellezza con gli spigoli e la morbidezza al contempo.
Il suo lavoro è tipicamente femminile, con una doppia prospettiva, dimostra di riuscire sempre a lavorare su più livelli, l’amore per il classico; dichiarerà più volte che il suo artista preferito è Carpaccio e le sue contaminazioni moderne, non solo in ambito artistico. I suoi quadri ricordano i cartelloni pubblicitari, le morbidezze delle sue figure sembrano rubate dalla cinematografia dell’epoca e questa è in realtà la Tamara De Lempicka che abbiamo sempre conosciuto.
In questa mostra c’è un valore aggiunto: un livello intimo e sociale che non conoscevo e che non mi aspettavo.
Abbandonati i dinieghi a D’annunzio che mi fanno sorridere, e le parole della nipote della pittrice che disse durante De_Lempicka_Fallettala conferenza stampa: “Tamara adorava essere adorata”, troviamo negli occhi profondi e inquietanti di Ritratto di Ira P. (La sua tristezza) lo sguardo del soggetto raffigurato tenebroso, non solo triste, una donna non sofisticata e sensuale, quasi un animale in fuga.
Era il 1923, Tamara aveva conosciuto la guerra e stava per viverne un’altra. In opere come La Fuga, risalente al 1940, non molto amate dalla critica del tempo, la pittrice dimostra uno sguardo attento alle realtà, come ogni donna riesca ad essere superficiale e con la stessa facilità riuscire poi a guardare il dolore e raccontarlo con empatia. È in queste opere che la De Lempicka oltre che a dimostrarsi una grande artista si dimostra la “fata madrina delle favole che mi ha raccontato tante storie”, come ha ricordato Vittoria De Lempicka nel presentare la mostra che raccoglie ottanta oli e circa quaranta disegni e che sta per terminare. Affrettatevi!

Shiba
Foto di Andrea Falletta

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