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Musica militante dalle profondità rosse degli Assalti Frontali

In occasione della presentazione a Roma del nuovo disco degli Assalti Frontali, abbiamo intervistato Militant A, Luca Mascini, che ci ha parlato del nuovo lavoro, del rap e della situazione politica italiana.


Come nasce Profondo Rosso?

Profondo Rosso nasce nell’ultimo anno di vita durante il quale insieme al movimento abbiamo lottato, soprattutto nel campo dell’istruzione e della scuola e abbiamo visto la nostra città trasformarsi in una Roma Meticcia. Nel disco raccontiamo proprio questo sogn,o che allo stesso tempo è una sfida, perché ormai esistono tante culture dentro una città come Roma, ma ancora hanno difficoltà a entrare in comunicazione assaltiveramente e quando lo faranno sarà una miscela davvero esplosiva.
Inoltre Profondo Rosso racconta anche la situazione di crisi economica che ci circonda, tanto che nel pezzo omonimo si parla proprio di conti in rosso, per sottolineare che in Italia le banche in difficoltà vengono aiutate, ma le persone vengono abbandonate. Nonostante ciò c’è la passione profonda a salvarci, perché anche se abbiamo debiti con le banche, abbiamo anche un grande credito attraverso le cose belle che facciamo, i posti che troviamo e che apriamo e abbelliamo.
Profondo Rosso rappresenta questo momento di passaggio che stiamo vivendo tutti quanti, perché da un lato ci stanno togliendo il futuro e dall’altro ce lo stiamo riprendendo, e tutto questo è raccontato nel nostro linguaggio, nel ritmo nel rap che facciamo da tanti anni, che ha mantenuto lo stesso spirito ma si è anche molto rinnovato riuscendo a parlare a varie generazioni, dai bambini alle persone di 90 anni.

“Spugne” parla dei dispiaceri assorbiti in tanti anni di lotta, è un po’ il manifesto della fase matura degli assalti?

Si, Spugne è una bellissima ballata rap che rappresenta un po’ quella poetica che piace a tantissimi fan di Assalti. Racconta di quello che attraversano le persone che si mettono in gioco e che attraversano momenti in cui vacillano a causa della cattiveria assorbita, le impotenze, le frustrazioni, ma che continuano a restare perché se non la percorriamo noi questa strada non lo fa nessuno.

A “Profondo rosso” hanno collaborato diversi artisti provenienti da differenti background musicali e geografici, possiamo definire meticcia la vostra musica?
assalti2La nostra musica è stata sempre meticcia dall’inizio, sia a livello musicale con contaminazioni punk, hardcore, reggae che grazie alle tantissime persone che sono entrate e uscite dal gruppo. Assalti Frontali è sempre stato un gruppo molto aperto, dove sono l’unico a essere restato fisso, per cui ne rappresento un po’ la continuità. L’essere meticci d’altronde è stato anche il nostro punto di forza che ci ha permesso di andare avanti vent’anni: una vita!

Gli Assalti Frontali, anche se con diverse variazioni nella formazione, sono sulla scena musicale da vent’anni, cos’è cambiato rispetto ai tempi degli Onda Rossa Posse e Batti il tuo tempo e cosa è rimasto immutato?

Un tempo eravamo dei pionieri e facevamo rap in una scena in cui non c’era niente da cui attingere, se non pochi articoli di qualche giornalista che era stato a New York o qualche DJ che mandava qualche pezzo rap in qualche radio libera e alternativa. Noi cercammo di capire questa energia grandissima che veniva da New York, e pensammo potesse andare bene anche per l’Italia. Oggi ci sono vent’anni di rap, per cui chi inizia oggi ha un bagaglio di modelli e di storie a cui ispirarsi, è cambiato il ritmo, il modo di lavorare. Si potrebbe fare un libro su quello che è cambiato, ma purtroppo il potere è sempre pervasivo e vuole succhiare tutto il sangue e la ricchezza. Per fortuna c’è stato questo bellissimo referendum, che ha dato uno schiaffone a tutti questi vampiri che volevano toglierci l’acqua e darci il nucleare. È come prima: il potere cerca di soverchiare la moltitudine che lavora e produce la ricchezza, ma viene espropriata del proprio benessere.assalti3

Cosa significa essere un bandito oggi?
Vuol dire essere libero, perché se sei libero vieni messo al bando. Oggi tante volte guardi in faccia le persone e sembrano libere, ma in realtà sono prigioniere dei ricatti, perché se provano davvero a dire quello che pensano e a fare quello che vogliono vengono messi ai margini e viene negata loro la possibilità di parlare. I banditi son quelli a cui viene tolta la voce. Gli Assalti Frontali sono un gruppo che viene penalizzato in termini di spazi e visibilità. Il Primo Maggio al concerto del sindacato hanno fatto firmare una liberatoria ai gruppi in cui si impegnavano a non parlare del referendum. Un artista non è libero di andare davanti a 500 mila persone a dire quello che pensa veramente in un momento così importante. Se uno lo dice viene messo al bando e diventa un bandito. Noi celebriamo le persone che fanno dei gesti importanti: diventando esempi di luce anche per tutti gli altri, e ne parliamo in “Banditi Nella Sala” dove rendiamo omaggio a Francisco Pancho Villa, Chester Himes, grandissimo scrittore poco noto che ha ispirato tutta la letteratura noir americana. Quando facciamo questa canzone dal vivo viene voglia anche a te di essere un bandito nella sala!

Avete sempre avuto uno stretto rapporto di partecipazione con vari movimenti di protesta: l’azione precede o segue la parola?
La cosa bella è quando stanno insieme! Di solito, però, l’azione un po’ precede la parola, anche se la parola alimenta l’azione,  per cui alla fine sono una per l’altra, profondamente connesse e si alimentano a vicenda.

assalti4Qual è la posizione del rap all’interno del panorama musicale italiano?
In questo momento è abbastanza riconosciuto nel mainsteam, ci sono vari gruppi famosi. Possiamo dire che il rap oggi è riconosciuto in tutto il mondo. In Italia è partito come musica di protesta, però forse oggi il filone più conosciuto è proprio quello più glamour anche se nel sottobosco ci sono molti gruppi che forse sono il futuro di questo genere musicale.

Cosa pensi del gangsta rap?
Alcuni come 50Cent, hanno fatto dei pezzi molto conosciuti grazie a Mtv e a tutto l’indotto della musica che ha a che fare con la pubblicità, le copertine, ma il rap che ci entusiasma è quello dell’inizio, dei pionieri che lo facevano come necessità di comunicazione e pensavano che nessuno avrebbe mai pagato per vederli, ma l’avrebbero fatto comunque gratis per la loro comunità. Il gangsta rap è solo uno dei modi in cui si esprime il rap nel mondo, anche se sicuramente è quello che attira di più le telecamere, con le pistole e le ragazze poco vestite.

Quali rapper italiani ti piacciono?
Inoki
che fa anche molti concerti insieme a noi, Rapcore che ho sentito da poco a Roma e alcuni vecchi amici di palco come Esa e Willy Valanga.

Oltre a scrivere i testi delle canzoni hai scritto due libri, Storie di Assalti Frontali e Il viaggio della parola, composto la colonna assalti-frontalisonora di un film, Sud, e di un spettacolo teatrale Madama che incontra Roma meticcia. Quale credi sia il rapporto tra queste varie forme d’arte e il ruolo dell’artista nella società odierna?
Sto scrivendo anche un nuovo libro che uscirà a novembre e si intitola Voglio sapere tutto, che affronta il tema della scuola usando un linguaggio rap. Il ruolo dell’artista alla fine è cercare di fare sempre cose nuove e stimolanti ed è fondamentale, ma io credo che siamo tutti artisti in termini di creatività, semplicemente c’è chi riesce a coltivare il proprio talento e a tirarlo su e chi viene abbrutito da questa società e da ciò che spinge a spegnersi.

In quale formazione e in che campo vi vedremo in futuro?
Ora stiamo promuovendo Profondo Rosso che sta andando benissimo nonostante la crisi dell’industria discografica e stiamo facendo tantissimi concerti, poi vediamo quello che succede!

Giuditta Danzi

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