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Italiopoli, volevo essere Pasolini

locandina_italiopoli
[TEATRO]

locandina_italiopoliROMA – “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”.
Sipario chiuso, luci spente, echeggia nell’aria, ripetuta ossessivamente, questa frase.

Citando le parole con cui Umberto Terracini, uno dei ‘padri’ dell’assemblea costituente, ha presentato la nuova Costituzione al popolo italiano nel 1948, entra subito nel cuore dell’attualità Italiopoli, l’ultimo spettacolo di e con Oliviero Beha, andato in scena dal 7 all’11 ottobre scorso al Teatro Ghione di Roma, con la regia di Beppe Arena.
“Dire ciò che si pensa è diventato eversione intellettuale. Per questo mi rivolgo al teatro, la prima forma di comunicazione, dove le parole sono calde e conservano il loro senso”, spiega così Oliviero Beha, che si definisce ‘il clandestino più noto d’ Italia’, la scelta di portare su un palco le parole che in questi ultimi anni trovano, purtroppo, sempre meno spazio nei mezzi di comunicazione ‘più’ di massa, ovvero televisioni e grandi giornali, in Italia. Un paese dove la libertà di stampa viene costantemente erosa e fatta a pezzi lentamente, attraverso l’uso di una sottile censura, operata facendo ‘sparire’ nel silenzio le voci che possono essere sgradevoli o sgradite.

E Beha riparte dal teatro e riparte dalle parole del grande maestro Pierpaolo Pasolini, scomodo e sgradito a molti, per tentare, in tutta umiltà, di proseguirne i ragionamenti, cercando di immaginareOliviero_Beha che cosa direbbe oggi, a più di trent’anni dalla sua scomparsa, di quello che è diventato il nostro paese, dei personaggi che oggi lo caratterizzano pubblicamente, dell’immagine della donna tornata ad essere oggetto e merce di scambio o del rapporto tra potere e informazione.
Emblematico per tutti, il famoso articolo pubblicato nel 1974 sul Corriere della sera ‘Cos’è questo golpe? Io so’, che oggi andrebbe modificato in ‘io so, ma anche voi sapete se solo volete’. Nell’era della comunicazione globale e di internet, infatti, le informazioni paradossalmente sono lì, a disposizione di tutti, quello che manca è la consapevolezza del sapere.
Per contro, oggi è talmente più importante apparire piuttosto che essere, che troppo spesso si parla senza sapere, come nel paradigmatico racconto della commemorazione funebre di Sandro Curzi, trasformato in leader della resistenza romana dalle varie autorità che si succedevano sul palco finché il suo coetaneo e amico Citto Maselli non è sbottato ricordando che Curzi aveva sì partecipato alla resistenza, ma da bambino, essendo nato solo nel 1930!
Bisognerebbe tornare a sapere, senza affidarsi ciecamente alle verità che ci vengono propinate, ricordando anche che, citando sempre il maestro, Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”.

E ancora tanti temi e considerazioni, scandite da parole chiave proiettate su uno schermo nero, Residence, Palazzo, Visibilità, Apparenza, Figli, Weimar all’amatriciana, Mafia, alternate a collage di fotografie emblematiche, scatti dell’irriverente fotografo Umberto Pizzi ripresi alle esclusive feste dei potenti. Potenti che accettano volentieri di essere messi al pubblico ludibrio nella rubrica Cafonal del sito Dagospia pur di apparire, nonostante tutto. Potenti che all’arrivo del fotografo lo apostrofano con un “Umbè, mi raccomando, comportati bene!” al quale lui giustamente obietta “Ma non dovreste comportarvi bene voi? Io sono solo il fotografo…”.
Insomma, il quadro di un paese devastato dalla superficialità, dall’ignoranza, dalla fame di potere, successo e/o denaro, sempre più simile nei modi e nei comportamenti alla società mafiosa che finge di combattere, un paese che è andato ben oltre le peggiori visioni e previsioni di colui che aveva tentato di metterci in guardia, il maestro Pasolini, cui oggi, se fosse ancora in vita, non sarebbe probabilmente concesso alcuno spazio per parlare e non  resterebbe altro da fare che lanciare le sue scarpe…

Con l’aiuto di due giovani attrici, Selene Gandini e Moira Angelastri, e della regia di Beppe Arena, Italiopoli da semplice monologo si trasforma in una vera e propria performance, che riesce a toccare ancora più profondamente il pubblico, colpito al fegato e allo stomaco ma anche al cuore e soprattutto, speriamo, al cervello.

Emanuela Meschini

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