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Kaze: Samurai detective

evakent
[L’ILLETTERATA]

evakentDevo dire che, per motivi del tutto irrazionali, ho un’enorme passione per i libri “a puntate”: mi sembra di vivere l’avventura più a lungo, proprio come se si trattasse di un pezzo di vita vissuta e raccontata. Scherzo del destino mi sono imbattuta questa volta in una trilogia davvero fuori dagli schemi: sia da quelli occidentali che da quelli storici.

 


Dale Furutani, giapponese di nascita e americano d’adozione, porta all’attenzione del pubblico la cultura del Sol Levante che solo in rare occasioni ha trovato una cassa di risonanza in Occidente, legata, spesso, alle discipline meditative o delle arti marziali. In questo primo romanzo della serie dedicata al primo Samurai detective della storia della letteratura mondiale, Matsuyama Kaze, ritroviamo molto di ciò che per cultura e tradizione è collegato al Giappone: la storia, il rispetto delle tradizioni e delle convenzioni, ma anche la filosofia che spinge a determinati comportamenti piuttosto che ad altri.
Agguato all’incrocio è un libro che alterna le descrizioni della bellezza della natura al racconto della tradizionale danza/teatro Noh, genere perfezionato circa 600 anni fa le cui radici affondano nel mito. Al canto e alla danza, propri di questa disciplina, si attribuisce il potere di influire sul corso delle stagioni,  di riportare alla luce le energie nascoste, di propiziare gli dei. Nato da riti agrari e feste stagionali,  il Noh è una combinazione di canto, danza, poesia, musica di percussioni e flauto, in cui l’attore principale spesso porta la maschera.
Ma Agguato all’incrocio è anche la presentazione dei folgoranti Haiku, componimenti poetici agguato_allincrocio_di tre versi, poesia di concentrazione che fotografa un momento di vita o di morte con le sue emozioni ed i suoi insegnamenti, ed un romanzo giallo d’azione, con tanto di delitti, false piste, assassini e moventi.

L’ambientazione è quella del Giappone di Shogunato Tokugawa in cui ritroviamo samurai, rônin, monaci e guerrieri, il tutto condito dalla raffinata accuratezza nella descrizione del mondo rurale nipponico, la ricchezza di riferimenti alla cultura e alla sensibilità del periodo.
Matsuyama Kaze, samurai divenuto rônin, ossia un guerriero alla ricerca di ingaggio, si ritrova sul luogo di un omicidio avvenuto per mezzo di una freccia piuttosto elaborata. Per il magistrato locale, Nagato, e per il signore del piccolo feudo, Manase, la pratica può essere archiviata previa l’esecuzione del carbonaio Jiro, casualmente presente sul luogo del delitto, ma Kaze, guidato dall’intelligenza e dalla capacità di osservazione, non crede alla troppo facile colpevolezza del povero uomo e si concede una parentesi dalla misteriosa missione che lo sta conducendo attraverso il Giappone per salvare il carbonaio e trovare il vero colpevole, cosa che, immancabilmente, com’è scritto nella teoria dei più grandi giallisti mondiali, accadrà solo nelle ultime pagine.

La trama è a tratti divertente e piacevole, ma sempre ben ritmata: l’intreccio “tiene sulla corda” il lettore con osservazioni acute, intelligenti mescolate sapientemente ai piacevoli e numerosi inframmezzi che fanno riferimento al classico della letteratura nipponica, il Genji di Dama Murasaki Shikibu.
L’abilità di Furutani è di mescolare sapientemente le culture che gli appartengono e di farle diventare deduzioni logiche: in alcuni momenti il protagonista, ci sembra uscito nientemeno che da una puntata di C.S.I., ma sempre con una eleganza ed un fare filosofico molto orientale che affascina e seduce. Umorismo e suspence quanto basta, almeno fino al prossimo romanzo della trilogia…alla prossima settimana!

evakent.74@gmail.com

Agguato all'incrocio, Dale Furutani, Eva Kent, letteratura, Marcos y Marcos, martelive, martemagazine

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