X Factor: “esclusivamente per tutti”

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[MUSICA]

tv_rotta_httpdavidbarrie.typepad.comdavid_barriemediaNon si organizza soltanto il consenso, ma una soddisfatta proiezione di sé nella maggior parte degli spettatori” (Walter Siti, “Per gli intellettuali lezioni di X Factor“, La Stampa, 18 aprile 2009): ecco cosa rimane in fondo in fondo dell’esperienza 2009 di X Factor, giunto alla sua seconda edizione e conclusosi domenica 19 aprile sulla rete ammiraglia Rai.

Lo spettacolo della musica in tv, riprodotto in molteplici adattamenti per i tempi, i gusti e le identità televisive, ha trovato un’espressione anomala e forse incidentale proprio in questo prodotto d’importazione, realizzato da Magnolia e Rai2, che è riuscito a chiudere (su Rai1) con uno share del 22,76% e picchi di 6 milioni di telespettatori, una stagione in cui ha tenuto testa a programmi ben più metabolizzati dal pubblico italiano (ndr. Amici e GF).
Anomala e incidentale perché, come dice Siti nell’articolo citato, un pubblico di 35-40enni, laureati, colti (e non è una ridondanza), residenti al centro-nord del Paese, quindi un target pubblicitario appetibile e soprattutto poco amante della televisione generalista, pare sia diventato vero cultore della materia (e del programma). Pare abbia apprezzato interpreti e brani selezionati, pare abbia condiviso le critiche e le scelte di Morgan (uno dei giudici), pare abbia sorriso della Ventura nazionale (altro giudice, che ha timidamente ammesso di non conoscere Jeff Buckley) e addirittura – sissignori – addirittura pare si sia riunito in salotti “bene” per condividere la visione del programma e televotare!

Ed ecco che il risultato appare incidentale, se si pensa che convogliare energie e denaro per avvicinare cotanto pubblico alla televisione generalista è storicamente compito arduo, ed economicamente impresa non sostenibile (in epoca di multicanalità)…
Ma quello che colpisce, in questo avvicinamento (vero o presunto che sia) e nel gradimento più o meno manifesto del programma stesso, è l’autocompiacimento che un programma televisivo, talent, reality e chi più ne ha più ne metta, è riuscito a produrre nei suoi spettatori. Persino Castaldo, in diretta da repubblica.it, ha dichiarato che i Bastards (ndr. i Bastard Sons of Dioniso, concorrenti finalisti, secondi classificati) “vogliono colpirci al cuore con la suite di Crosby Stills Nash”. Persino io (ops!) ho ragionato un paio d’ore su perché e percome l’avesse sfangata una cantante come Laura proponendo una cover del già citato Jeff Buckley…Ed ecco che i provini del 2008, che mi avevano fatto ridere, o la presenza di Morgan, che mi aveva incuriosito, lasciano il posto inesorabilmente all’autocompiacimento di guardare la tv e riconoscersi in una visione critica, colta, adulta (mmhh…), condivisa: “una soddisfatta proiezione di me“…È il servizio pubblico radiotelevisivo: lo incantò la rima fiore/amore, la più antica e difficile del mondo.

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