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Spariti III: Feltrinelli

Alessia_Grassoi
Alessia_Grassoi[CINEMACITTA’]

Rieccoci qui per la terza ed ultima parte dell’evento Spariti, dello spazio sociale Centocelle aperte.
Siamo partiti dalla controversa provocazione verso l’idea collettiva del termine “Mafia”, all’esperienza devastante dei manicomi Italiani ed ora approdiamo nel film che, con tutta probabilità, è l’emblema assoluto di questa rassegna.


Non credo ci sia altra opera che può rappresentare, in tutto e per tutto, la definizione della img1_feltrinelliparola  “insabbiati” o “censurati”.

Feltrinelli, regia di  Alessandro Rossetto (conosciuto per Bilione Bye Bue One e Chiusura), tratta le vicende della casa editrice Feltrinelli e del suo fondatore Giangiacomo Feltrinelli.
Tramite la sua forte personalità, Giangiacomo, segnerà il destino della Feltrinelli, scegliendo spesso le opere secondo il suo credo politico, totalmente incentrato sull’estrema sinistra.
Ciò che ci viene presentato è, come al solito, un film-documentario, ricolmo di testimonianze che si riagganciano alla vita di questo personaggio che ha apportato non pochi scandali.

Nato nel 19 Giugno del 1926, Giangiacomo si è portato avanti tramite il Partito comunista, alla quale aderì nel 1945, fino ad ideare il progetto per la biblioteca Feltrinelli di Milano: grazie a lui furono pubblicati bestseller di rilievo internazionale del calibro de Il Dottor Zivago e il Gattopardo.
Innumerevoli copie vendute e la notorietà della casa editrice Feltrinelli che si portava sempre più in alto, avendo però la contrarietà di quel partito comunista  che Giangiacomo sostenne per lungo tempo.
Ma le sue conoscenze, negli anni ’60, influirono maggiormente sul destino della sua casa editrice che ricevette l’ennesimo bestseller con l’opera di Che Guevara, Diario in Bolivia, direttamente affidato dal leader ed amico Fidel Castro.
Perfetto stratega, uomo d’industria, immischiato nella politica e negli intrighi dello stato, Feltrinelli finì per assumere la clandestinità con la strage di Piazza Fontana.

img2_feltrinelliA seguito dello scontro e del terrorismo tra anarchici, Giangiacomo, che finanziava a quel tempo i primi gruppi dell’estrema sinistra, rilasciò un’intervista alla rivista Compagni, dichiarando che dietro a queste ipotesi di atti terroristici, in realtà, vi era il complotto dello stato stesso, pronunciando per la prima volta il termine “Strategia di tensione”.
Oggi scrittori, fedeli alla casa editrice, spendono parole ben dirette alla personalità di Giangiacomo, facendoci entrare nella sua vita, nel suo grande mestiere e nel suo credo.
Eppure un’opera come Feltrinelli, è stata più volte protagonista dell’oscuramento Italiano, senza toccare le sfere tecniche o l’ottima realizzazione registica.
Grande caos, perciò, nella distribuzione di questo documentario che è stato assolutamente censurato dagli stessi editori italiani: mentre ha avuto un’ottima espansione in Svizzera e Germania, con l’uscita in sala e in Dvd, mentre qui da noi è totalmente irreperibile, non solo in rete ma anche nell’intera catena commerciale cinematografica e televisiva.
Dobbiamo attendere e partecipare a Festival come quello di Locarno, dove il film nel 2006 ebbe un buon successo di pubblico e critica, ricordando che in altri ben più importanti, come quello di Venezia e di Berlino, il documentario fu letteralmente rifiutato perché considerato debole.

Non si riesce proprio a comprendere questo rigetto verso una storia che fa parte di noi, dell’Italia stessa e di cui , per l’appunto, la famiglia Feltrinelli dovrebbe portare vanto: se non fosse che molti, come scusa o ambigua verità, confermano che il prodotto di Rossetto è esclusivamente rivolto ad un pubblico straniero.
Lo stesso regista, in un’intervista, ha dichiarato la sua disapprovazione: “Carlo Feltrinelli mi img3_feltrinelliha chiamato a dirigerlo, lo ha co-prodotto, ha partecipato alla lavorazione, ne ha discusso con me. Ma in un secondo tempo si è ricreduto, e ha deciso di non distribuire il film in Italia. La Eskimosa, la sua società di produzione cinematografica, ha detto no a un centinaio di richieste da parte di festival, rassegne, cineteche e sale cinematografiche. Dal settembre 2006 è stato negato a chiunque. Il mio film è sparito“.
Parole dure ed estremamente reali, verso il film-documentario che tratta i momenti più salienti della vita di un imprenditore, della sua crescita e del suo gruppo editoriale fino ai giorni nostri.

Ci sono ancora troppi quesiti sul perché una pellicola del genere venga considerata fin troppo scomoda, essendoci comunque delle tematiche che andrebbero affrontate: dall’elemento politico, al complotto, fino alle questioni familiari, giustamente celate.
Ma perché, un’opera simile, non dovrebbe apportare conoscenza verso il pubblico italiano che, più di tutti, reclama la verità della propria storia?
Di certo, Carlo Feltrinelli, non si aspettava un simile risultato finale e probabilmente, ritornando sui suoi passi, ha pensato bene di bloccare la commercializzazione della pellicola.
Un lavoro che ha presentato  l’evoluzione del sistema culturale italiano che ha operato la stessa casa editrice, discendendo nel culmine del lavoro quotidiano e abbandonando accuse o teorie poco amichevoli.
E’ lo spettatore stesso che muove supposizioni ed indagini nei confronti di questa storia così articolata, cercando di comprendere come sia necessario rischiare e rivoluzionare per raggiungere dei grandi obiettivi.
Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 marzo del 1972, sotto l’esplosione di una bomba a Segrate, ritrovato ai piedi di un traliccio dell’alta tensione ed oggi, dedicato a lui, un film sparito…

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