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La Strada: versione teatrale

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Dal 17 al 29 marzo la Compagnia Mario Chiocchio ha fatto sosta con il magico carro di Zampanò al Teatro Valle di Roma per portare sul palco lo spettacolo La Strada, la cui versione cinematografica di Federico Fellini era valsa al regista emiliano l’Oscar come Miglior Film Straniero nel lontano 1956. In contemporanea è stata allestita una mostra espositiva per far rivivere al visitatore le magiche atmosfere felliniane attraverso scritti, foto, caricature e sogni del grande maestro del cinema italiano.
La forma scelta per la trasposizione teatrale è quella del dramma musicale, scritto da Tullio Pinelli (già protagonista della sceneggiatura cinematografica) e Bernardino Zapponi. Fedelmente al film, viene riproposto il tema dell’incontro tra il rude Zampanò, e l’indifesa Gelsomina, leggendari personaggi felliniani che qui hanno i volti di Tosca e Massimo Venturiello, quest’ultimo anche regista della rappresentazione.

Lui si guadagna da vivere improvvisando spettacoli di strada, lei cerca di imparare un mestiere. Attorno a loro si muove tutto un mondo fatto di girovaghi, artisti di strada, suore, prostitute,  insomma gente che vive quotidianamente la strada  e per strada. Una miscellanea di dialetti accompagna l’avventura dei due rendendo ancora più credibile l’ambientazione itinerante. Il lastrada1bianco e nero della pellicola ritrova colore nei costumi sgargianti firmati Sabrina Chiocchio, ma nulla viene tolto alla componente onirica e magica, che anzi acquista nuovo vigore proprio grazie al cromatismo e alle musiche originali di Germano Mazzochetti.

Come nel film, anche sul palco, il collante resta il Circo, vivace cantastorie che accompagnerà tutto  il viaggio dei due protagonisti. La sua apparizione, fiabesca e allo stesso tempo cinica, esercita  tutto il suo fascino sulla sognante Gelsomina. In particolare la giovane si sente attratta dal Matto (Camillo Grassi), un funambulo sui generis  che le parla schiettamente e le rivela una grande verità: in fondo ogni creatura ha una missione nel mondo. La sua, quella dell’ “inutile” Gelsomina è stare accanto al burbero Zampanò. Tuttavia non basta la sua presenza a renderlo migliore e la sua brutalità si manifesterà in un atto estremo e irreparabile proprio ai danni del Matto. Così sul finale l’incomunicabilità e la solitudine diventeranno il tema dominante della pièce.
Lo sguardo magnetico di Venturiello e la voce cristallina di Tosca conferiscono un valore aggiunto ad un’opera che già di per sé non ha davvero bisogno di presentazioni.  

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