The millionaire (Slumdog millionaire), regia di Danny Boyle

CINEMA- The millionaire (Slumdog millionaire), l’ultima opera dell’eclettico regista britannico Danny Boyle, ha già vinto, tra gli altri, 4 Golden Globes ed è candidato per ben 10 premi Oscar. Tratto dal romanzo di Vikas Swarup Le 12 domande (Q&A) e scritto da Simon Beaufoy, lo sceneggiatore di Full Monty, questo film sembra rappresentare l’incontro tra l’anima indiana e lo sguardo occidentale, dipingendo, attraverso la storia di due fratelli e di un grande amore che sopravvive al tempo e ad ogni tipo di ostacolo, un’India mai vista prima al cinema.

Un ragazzo poco più che ventenne, proveniente dalle baraccopoli di Mumbai (Bombay), ‘ragazzo del té’ (come il protagonista del bellissimo Salaam Bombay!) in un call center, riesce a scalare il monte premi della versione indiana del gioco televisivo Chi vuol esser milionario?.
Jamal Malik potrebbe vincere 20 milioni di rupie: come ha fatto un giovane semi-analfabeta a raggiungere questo traguardo? ‘A. Ha barato, B. È fortunato, C. È un genio, D. Era scritto’.
Prima di affrontare l’ultima domanda, sospettato di imbrogliare, viene arrestato. Ma le risposte giuste Jamal le aveva imparate sulla propria pelle e, rivedendo una ad una le domande del quiz durante l’interrogatorio con la polizia, ripercorre, in una serie perfettamente equilibrata di flashback, l’intera storia della sua vita.

Attraverso il racconto di una vita trascorsa nelle strade, in una continua lotta per la sopravvivenza contro la fame e gli sfruttatori, tra distese chilometriche di baracche, enormi discariche e coloratissimi lavatoi, il film offre anche un bellissimo ritratto dell’India e dei cambiamenti che sta subendo, con la crescita vertiginosa del proprio potere economico, senza perdere il lato spirituale e l’affidamento al karma. Un paese in cui, come diceva lo scrittore E.M. Forster, convivono mille Indie e dove le differenze sociali ed economiche sono sempre abissali.
Grazie anche alla bellissima fotografia e alle straordinarie riprese aeree e con la camera a mano, Danny Boyle, con il ritmo asciutto e dinamico che lo contraddistingue, riesce a mescolare con grande leggerezza e senza morbosità immagini commoventi o buffe ad altre estremamente dure, a volte anche crude. Gli attori sono tutti indiani e meravigliosi sono i bambini che interpretano Jamal e suo fratello Salim da piccoli, protagonisti delle scene più belle e commoventi del film.
Un film di denuncia, dunque, ma con grande rispetto e ammirazione per il cinema indiano, omaggiato direttamente in chiusura con una grande scena in perfetto stile Bollywood.  

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