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Dalla Svizzera con onore

[MUSICA]

“Certo, adesso, dopo le abbuffate delle feste, è difficile passare al minestrone…”, dirà qualcuno. “E al menestrello?”, risponderebbe lo spettatore medio del concerto di Pippo Pollina alla Locanda Atlantide, programmato lo scorso 9 gennaio. Ma certo, si può fare, anzi è quello che ci vuole, se la sua azione è raddoppiata da un… bardo, pardon, un Bardill di lunga militanza come lo svizzero Leonard Bardill, appunto.


Il concerto si è svolto amabilmente dinanzi ad un pubblico di affettuosi estimatori, a cui i due cantautori hanno corrisposto con la consueta straripante umanità. Su di un palco non addobbato a festa, ma fornito giusto delle due chitarre e del piano/tastiera di Pollina, si sono alternati i brani composti con consumata arte dai due protagonisti della serata, e dei godibilissimi siparietti in cui Pollina e Bardill hanno fatto ben di più che presentarsi: hanno illustrato il background delle canzoni e raccontato del loro incontro, in quel di Lucerna, ventidue anni fa, quando Pippo, a quel tempo attivo come musicista di strada, sostava davanti ad un centro commerciale ed eseguiva, in quel particolare momento, “Eskimo” di Guccini.
Sorprendendo Pollina, che pensava che l’artista modenese non fosse noto sul territorio elvetico, Bardill, cantautore già con un notevole seguito in patria, uscendo dal centro commerciale con i sacchetti in mano, riconobbe il brano e si complimentò con il giovane collega italiano per la sua interpretazione ed in generale per le sue capacità, che da allora si premurò di far scoprire più velocemente al pubblico di lingua tedesca.

Il CD che presentavano la sera del 9 al pubblico romano si intitola Caffé Caflisch, il titolo si riferisce ad un bar di Palermo in cui ai primi del ‘900, come era consuetudine in gran parte d’Europa, si riunivano artisti ed intellettuali per confrontarsi e discutere di cultura.
Il CD probabilmente, come rileva Pollina (con l’accento sulla “o”, sulla “i” pare lo mettano gli svizzeri), sarà l’unico sul mercato ad essere cantato in italiano e in svizzero/tedesco, inevitabile conseguenza del respiro europeo di entrambi gli artisti, della residenza di Pollina a Zurigo, e del fatto che il Caffè Caflisch fu fondato da alcuni svizzeri emigrati al Sud, in Sicilia, per l’appunto, dove anche il burro, la panna montata ed il cioccolato sono stati portati da elvetici emigranti.
Già, il tema dell’immigrazione/emigrazione è piuttosto presente nel CD, anche se Bardill ha dichiarato che loro due non hanno voluto trattare l’argomento in maniera pesante, dato che in fondo “i popoli vanno e vengono”, ma è anche vero che “noi facciamo dei nostri paesi una fortezza”. Uno dei primi pezzi eseguiti in concerto recita: “Per le strade di una città, lungo il fiume della vita, noi ci ritroveremo in un bar pronti a dire che non è finita”: è evidente dalla passione con cui Pollina riveste le sue canzoni il vissuto esperienziale ricco che anima la sua ispirazione, e non potrebbe essere altrimenti dopo i tre anni da giramondo spesi per l’Europa, dopo la lunga militanza negli Agricantus.

E’ stato divertente, invece, ascoltare Pollina “denunciare” l’italiano tutto particolare di Bardill, il quale ha replicato: “Me lo ha insegnato lui”; il buon Pippo chiosava: “Gli ho insegnato benissimo a difendersi, peraltro”. Appare consolidatissima, ovviamente, l’intesa tra i due, le cui voci si alternano, ma forse più spesso si fondono in un accorato appello, come quando, in un vecchio successo di Pollina, “Il giorno del falco”, cantano due versi, tradotti in italiano, del cantautore cileno Victor Jara, prima imprigionato e poi ucciso nello stadio di Santiago dopo il golpe di Pinochet: “Non canto per cantare o per avere una bella voce, ma per alleviar le pene di un popolo in catene e perchè la chitarra è ragione e sentimento…”.

Bardill appare più grave e solenne, mentre le tonalità di Pollina sanno essere più elevate; comunque i registri stilistici praticati dai due variano dal classicismo esistenzialista de “Il Gattopardo nel Cafè” (pare che il capolavoro di G. Tomasi di Lampedusa sia stato scritto in parte al Caflisch), distaccato e fumoso, in cui però Bardill afferma di poter ravvisare le proiezioni di calore e passionalità che gli uomini del Nord fanno sui popoli del Sud, ai toni notturni ed intimisti, come in una certa “ninna nanna” per chi dorme di giorno e vive di notte, uno stile di vita non da tipici svizzeri, sicuramente.
In una cifra espressiva che cumula proficuamente calore mediterraneo e riferimenti culturali, impegno civile e spirito mitteleuropeo, è il senso ed il sapore di questo connubio tra due sapienti ed espansivi interpreti del sentimento umano, quali Pollina e Bardill, la cui cittadinanza resta, eminentemente, una questione relativa ancor più che ad un suolo specifico, al mondo intero ed al cuore stesso di chi sente quando il soggettivo diventa oggettivo, quando una canzone diventa patrimonio di tutti.

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