A Natale siamo tutti piu’ buoni

[LE PROUDERIE]

Adoro il Natale. E’ in questi giorni che il mio pensiero va alle decine di persone che soffrono a causa della guerra, dell’inquinamento, del traffico. E allora mi viene spontaneo raccogliermi in preghiera per loro.
L’anno scorso, la sera della vigilia di Natale, avevo organizzato un ricchissimo banchetto per tutto il mio entourage, presso uno dei più lussuosi ristoranti della zona.

Tartine ricoperte di cremoso dentice, aragoste pescate la notte precedente, calici di champagne disposti a piramide, per intendersi. Verso la mezzanotte, guardando fuori dalle vetrate, ho scorto un bambino, un trovatello, non avrà avuto più di 10 anni, che ci guardava infreddolito, vestito di stracci e con degli indimenticabili occhioni lucidi, profondi come il mare. La bellezza tragica di quel giovinetto aveva catturato l’attenzione di tutti i miei commensali. Ero sconvolto, svuotato. Ma capivo che il destino mi aveva offerto l’irrinunciabile opportunità di smuovere le coscienze della ristretta cerchia di amici che avevano trascorso con me la serata. Mi sono, quindi, recato verso la porta d’ingresso e l’ho sprangata, così da impedire a chiunque di far entrare il bambino per scaldarlo, e magari offrirgli anche un pasto caldo e qualche coccola.
Troppo facile, ho riflettuto, le coscienze non si lavano una volta all’anno come i sedili dell’utilitaria. Ho preferito, e i miei commensali mi hanno dato ragione, che tutti rimanessero al proprio posto, a festeggiare il Natale, ma anche a riflettere su quanto si può essere fortunati, e su quanti stanno peggio di noi.

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