Poliziesco a Milano: CALIBRO 35

[MUSICA]

Ancora, purtroppo c’è chi non si era mai accorto che i film sono fatti anche delle loro colonne sonore, ancora purtroppo c’è chi non sa cosa si è perso nel non aver visto con il giusto gusto retrò i grandi polizieschi anni ‘70 di casa nostra.
Bene, i Calibro 35 vengono incontro a tutti coloro di cui sopra proponendoci un live-viaggio nel passato prossimo della storia cinematografica e musicale italiana. A dargli spazio ci ha pensato il Biko lo scorso 21 ottobre, funky club situato nel cuore di Milano, il posto migliore in cui il gruppo in questione poteva esibirsi, grazie al suo spazio performance oblungo illuminato e arredato con oggetti tremendamente vintage.

Enrico Gabrielli (già con Afterhours, Mariposa, Morgan) sembra uscito direttamente dagli anni Settanta: camicia, cravatta sottile e capello lungo….gli altri gringos si presentano in modo più classico, ma è la carica on stage a non essere assolutamente standard.

Tramite una minuziosa opera di recupero e restauro sonoro, i Calibro 35 rivisitano e fanno rivivere le soundtrack degli italo-gialli di qualche decennio fa, coadiuvandosi con la proiezione di spezzoni di cult movies durante il concerto.
E così è stato anche al Biko: tramite una complicata struttura, quasi esclusivamente strumentale, i Calibro 35 hanno costruito una rete sonora inquieta e dal ritmo serrato, ideale accompagnamento alle scene di inseguimenti tratte da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, “Italia a mano Armata” e “La polizia sta a guardare”, le cui colonne sonore vengono ripescate dal grande serbatoio di Morricone, Micalizzi e Cipriani.
La sezione ritmica scandita dalla batteria di Fabio Rondinini e dal basso elettrico di Luca Cavina intrecciano la frenetica compagine di fiati e organo di Gabrielli rivelando, oltre alla grande preparazione artistico- tecnica del combo, l’originalità del progetto: sospeso tra psichedelie floyidiane, elettricità jazz e groove funky. Il vortice indietro nel tempo prosegue commentando in musica primi piani di una giovanissima Monica Vitti, qualche minuto di sparatorie e incursioni nei peggiori night club (frames graditi e applauditi soprattutto dal pubblico maschile). Dopo un’ora buona di svirgolate progressive- eclettiche e free jazz impazzito si esce dal locale con la sensazione di essere dentro al romanzo di Scerbanenco Milano Calibro 9. Da impazzire! 

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