Due grandi solitudini non fanno una compagnia

evakent
[L’ILLETTERATA]

evakentVa bene, non sono stata di parola, ma il bello di una democrazia risiede proprio nel fatto che è lecito cambiare idea, no?
A cosa mi riferisco? Nell’estate appena trascorsa, vi avevo consigliato la lettura di un libro di Dario Fo, che avevo annunciato che avrei letto ancH’io, cosa che non ho fatto preferendo cimentarmi con la lettura di un romanzo chiacchierato, lodato e, soprattutto, vincitore dell’ultimo Premio Strega: La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano.


Romanzo d’esordio di questo novello scrittore torinese, laureato in Fisica e dottorando presso l’Università, si tratta di una storia davvero sorprendente, sia per l’approccio semantico che per la progressione degli eventi che coinvolgono i protagonisti (colpi di scena nascosti che non sono eventi sensazionali, ma porzioni di vissuto).
Il percorso psicologico dei personaggi è un iter profondamente emotivo che tocca le corde più sensibili del lettore, regalandogli la possibilità di scendere a fondo in un tessuto possibilista ed ineluttabile di vita.

Questo romanzo è la storia dolorosa e commovente di Alice e Mattia, che nei due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, vedranno impresso a fuoco un marchio che li accompagnerà nella loro vita di adolescenti, giovani ed adulti. Le loro vita, così profondamente segnate, si incroceranno e i due protagonisti si scopriranno strettamente uniti eppure divisi, proprio come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli, che sono numeri primi separati da un solo numero pari, che li fa stare “vicini, ma mai abbastanza da potersi toccare“.

Uno sguardo davvero lucido e profondo quello di Paolo Giordano, che tocca una materia bruciante, sempre attuale e realistica, come quella del disagio psicologico, del conflitto familiare e delle difficoltà dei rapporti interpersonali, con mano ferma mista a vibrante emozione. Un romanzo davvero in grado di coinvolgere il lettore, di scuoterlo alternando momenti di durezza e di spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Da leggere perchè… Anche nel dolore esiste la poesia della vita, perchè è vero che due grandi solitudini non sono una compagnia, ma saranno sempre “soli e perduti, vicini, ma non abbastanza per sfiorarsi davvero“, ma è vero anche che la redenzione, è una possibilità reale che bisogna trovare il coraggio di saper cogliere.

evakent.74@gmail.com

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