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Taranta Power colpisce ancora

[MUSICA]

Nel panorama di Villa Ada lo scorso 1 agosto, a Roma, si è esibito Eugenio Bennato. Il suono della sua musica riempiva il palco e si lanciava fra le fronde degli alberi della villa, dando un segnale che ritornava pieno di echi e di dissonanze magiche alle orecchie del pubblico. Un concerto di tarantella è uno spettacolo unico, riesce a riempire quel disagio del distacco dalle origini che molte generazioni cercano ancora di colmare.


A metà strada fra il recupero culturale colto della tradizione popolare, ossimoro significante, e l’affermazione della voce dal basso di un ceto popolare perduto.
Questo sembravano essere quel paio d’ore trascorse al suono delle corde della chitarra battente, alla percussione del tamburello e alle voci babeliche che venivano dal palco.
Ogni volta sembra essere unica ad un concerto del genere, perché l’innovazione nel lavoro artistico di Bennato va di pari passo con la tradizione: il recupero si fonde con la novità e origina un suono che ha le orme delle proprie origini, ma con il passo anche veloce della società nuova nel quale si diffonde.
Il movimento artistico musicale TARANTA POWER nasce circa 10 anni fa e fin dalla sua nascita ha mostrato i suoi fondamenti: recupero del senso della tradizione e contemporaneamente contaminazione.
La eterogeneità del movimento si coglie anche dalla forbice generazionale che si ritrova sul palco e sotto di questo. Eugenio Bennato con la sua saggia età affianco a giovani suonatori, ballerine e cantanti virtuosi, tutto questo mescolando non solo età, ma etnie, luoghi di origine, dialetti, lingue e culture.

Tanta della musica che è stata proposta è figlia di suonatori non professionisti, di generazioni che apprendevano l’arte della taranta, della pizzica, del saltarello semplicemente guardando le dita di un maestro che non insegnava, ma concedeva di assistere alle esecuzioni.
Ovviamente Eugenio Bennato è figlio di una generazione differente e fa della sua preparazione artistica l’ordito sul quale intrecciare la trama delle sue produzioni, mai banali, e sensuali.
Il ritmo che produce questa musica, ora come allora, non permette di rimanere fermi, è una scossa che passa nelle orecchie per andare dritta alle gambe e ai piedi. Il ballo nasce da dentro e tutto questo lascia subito dopo un senso di appagato benessere, simile a quello che le tarantate di De Martino alla conclusione della terapia ordita per liberarle dalla malia inflitta dal pizzico della tarantola.
Il Salento sembra essere il cuore pulsante di questo movimento, ma io che nel mondo accademico ci vivo posso testimoniare che la taranta ha davvero un che di globale, oramai: supera i confini, apre le frontiere e diffonde il suo suono in tutte le regioni dell’Italia e del mondo.

Il messaggio che voglio però sottolineare è quello prettamente culturale, il valore politico-culturale del messaggio che apre le porte ad una riproposizione dei valori sociali fondanti, come le origini agro-pastorali, le tradizioni orali, gli spazi della nostra storia e della memoria, il legame con i mestieri più antichi, e con le feste di paese che erano e rimangono momenti di aggregazione fondanti per la nostra vita.
La musica di Eugenio Bennato sfiora tutti questi temi, li evoca e lascia ai suoi fruitori la riflessione e l’approfondimento.
Altro messaggio cardine è la multiculturalità che si respira, a partire dall’origine etnica degli artisti: Mozambico, Marocco, Calabria, Campania, Puglia. Tutti insieme suonano un unico strumento e cantano con unica voce dando un’idea di ciò che può avere di positivo la parola “globale”.
Ultimo messaggio, ancora politico, è quello di contaminazione del contesto sociale.
In fondo, sul palco come sotto di esso l’altra sera a Villa Ada c’erano tante persone diverse, tante etnie diverse, tante lingue diverse, tante religioni diverse, ma per le poche lucciole che si scorgevano in mezzo alle siepi eravamo tutti solo uomini.

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