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Stare dalla parte dei “Bamboccioni”

[LE PROUDERIE]

All’estero i neo diplomati si allontanano immediatamente dal nucleo familiare. Prendono commiato da genitori e fratelli minori e vanno a vivere da soli. Nei paesi nordici, poi, non ne parliamo neppure: la sagra dell’indipendenza.

Me li immagino già, questi adolescenti dalla pelle emaciata e il caschetto biondo alle prese con il catalogo Ikea. Gli italiani, invece, no. Quelli restano ancorati al pavimento della propria cameretta almeno fino alla comparsa dei primi capelli bianchi, o, alternativamente, delle avvisaglie di incipiente calvizie. E fanno bene. Cosa c’è di più affascinante di un ultra trentenne che si sveglia al mattino e si fa preparare la colazione dalla mamma? E’ talmente decadente, crepuscolare, che solo la fredda e calvinista miopia mitteleuropea non riesce a cogliere la profonda impronta artistica del fenomeno.
Anche da noi ci sono giovani (per nostra fortuna rari!) che a diciotto anni abitano già per conto loro. Ma sono quasi sempre ricchi di famiglia. E sono quasi sempre colti. Hanno letto moltissimo. E sono talmente noiosi da non riuscire nemmeno a capitalizzare il proprio lettone matrimoniale al riparo dagli sguardi perplessi di papà. E allora viva la dipendenza, anche economica, dai genitori! Perché se il gasolio costa come la benzina, non potrà certo essere colpa solo di chi oggi ha trent’anni. Pertanto, non si vedono ragioni per cui parte dei balzelli non debbano essere sostenuti anche da mamma e papà.

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