P. Prestipino, Il ”Quore” nel Palazzo

LIBRI- Non si tratta di un errore di battitura, il titolo del libro ha proprio questa grafia. Divertente se pensiamo che l’autrice è un’ex insegnante di latino e greco. Il Quore nel Palazzo è il primo romanzo di Patrizia Prestipino. Autrice dalle mille sfaccettature che si barcamena tra la vita politica (presidentessa fino alla scorsa legislatura del municipio XII di Roma e oggi assessore alle politiche giovanili della stessa provincia), e l’attività di animalista come dirigente dell’Ente Nazionale Protezione Animali di Roma.


Nel Palazzo c’è Giulia Parisi, la nostra eroina, una donna che si trova catapultata nel mondo della politica e diventa sindaco della sua città perché non può farne a meno, perché sa che quello è il suo dovere. Designata da un destino scritto non per sua volontà ma per le sue capacità.
Inizia così la nostra storia, una favola moderna intessuta di politica.
Le favole hanno da sempre avuto un valore sociologico e didattico, il precetto di questa storia è che la politica non è cosa semplice da gestire, ma uno spirito “smart” può ancora sopravvivere agli ecomostri e a subdoli concetti preconfezionati.
L’autrice sceglie volutamente un linguaggio semplice e educativo, i richiami a Saint Exupèry sono espliciti, la stessa autrice cita l’autore più volte nel testo, quasi a spiegare il linguaggio metaforico ma semplice. Come tutte le favole ha diversi richiami alla realtà, la ovatta e la rende scorrevole, ma il richiamo al vero è fin troppo presente, perché, giustamente, l’autrice non riesce a liberarsi del dettame di scrivere di quello che sa.
Giulia vive in una città dove le cose si risolvono, perché c’è sempre l’impegno perché ciò accada. Questa città tra mari e monti conserva ancora la possibilità di una politica legata all’idea di collaborazione. Potremmo ritornare alle antiche indicazioni aristoteliche ma credo che un errore grammaticale potrà spiegarci meglio il concetto di fare nel sociale con il Quore per arrivare ad una politica semplice, senza fronzoli, con un sorriso sempre smagliante.

Scrivere è arrogarsi il diritto di giudicare se stessi” ci ricorda Ibsen: chi scrive deve spiegare a se stesso, prima che agli altri, il suo incedere. Usando una cornice fiabesca, con un linguaggio privo di fronzoli e attuale ci viene presentata una protagonista forte e sensibile. Fuori dai luoghi comuni, il carattere di questo personaggio è l’espressione tipica dell’ossimoro che è la femminilità. La trama si sviluppa con la minaccia di moderni e attuali ecomostri e di famiglie che conoscono l’emarginazione. Fenomeni di una disperata immigrazione che suscitano sdegno per la miseria e compassione a cui bisogna dare una risposta perché “la mia gente non era né cattiva, né egoista. E aveva la cultura dell’accoglienza […] Ma i tempi erano cambiati”, per cui assieme a Giulia ci si tira su le maniche e si combatte contro il qualunquismo e la superficialità, dando una risposta che determini una soluzione. Lo si deve fare anche quando il “Quore” è in subbuglio e della propria vita sentimentale non si riesce a trovare il bandolo.
Ma per fortuna, dopo battaglie e perdite, amici fidati che ti sanno rimproverare e appoggiare soprattutto quando il mondo ti urla addosso, per fortuna la nostra eroina saprà vedere “la paura trasformarsi in pietà”, forse è questo il più bell’insegnamento di questo breve romanzo.

P. Prestipino, Il Quore nel Palazzo, EdiLet 2008, € 9.00

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