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Le storie più le raccontiamo più diventano vere e ci rendono ciò che siamo. Scary Stories to Tell in the Dark, film tratto dalla serie di libri di Alvin Schwartz, parte da un presupposto che non possiamo ignorare, soprattutto in un periodo in cui l’equilibrio tra realtà e finzione si fa sempre più labile. Seppure il nuovo film diretto dal regista norvegese André Øvredal, habitué dell’horror, sia ambientato ben 50 anni fa, il quesito non cambia, anzi genera un parallelismo estremamente attuale tra due realtà politiche inquietantemente simili. Gli Stati Uniti di Nixon e del Vietnam e quelli attuali, di Trump, della Turchia e della Corea.

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Poteva essere un disastro. Poteva, ma così non è stato. Gli adattamenti dal teatro al cinema sono spesso molto rischiosi, soprattutto quando lo si fa per la prima volta. L’esperimento portato avanti dal regista, drammaturgo e attore Gabriele Di Luca e dalla sua compagnia Carrozzeria Orfeo con il film Thanks! risulta però molto ben riuscito, seppure con diverse criticità.

La trilogia composta da Thanks for Vaselina (2013),Animali da bar (2015) e Cous Cous Klan (2017)  è stata una delle più apprezzate e valide proposte teatrali degli ultimi tempi, con tour che girano l’Italia senza sosta. Un mix sapiente di comicità, elegante volgarità e spietata analisi sociale che la compagnia nata ormai dieci anni fa ha saputo replicare con sempre maggiore consapevolezza.

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Il lettore mi perdoni l’uso della prima persona per questa recensione, ma chi scrive non può far finta di non essere nato e cresciuto a Palermo mentre prova a raccontare le emozioni offerte dal suo concittadino Franco Maresco nello splendido documentario La mafia non è più quella di una volta. Vincitore del Premio speciale della giuria a Venezia 76, il film di Maresco è piombato come un fulmine a ciel sereno sul pubblico, sui critici e sui giurati della Biennale, rivelandosi come una delle opere più rilevanti di tutta la Mostra.

Seppure in perfetta continuità con i lavori passati (da solo o in duo con il sodale Daniele Ciprì), e in particolare con il precedente Belluscone – Una storia siciliana (Premio della giuria nella sezione orizzonti e Miglior Documentario ai David), di cui rappresenta di fatto una sorta di seguito morale, questo ultimo documentario è un passo ulteriore nella sua filmografia, che brilla per coerenza, lucidità di visione e messa in scena. Evidentemente, il grande successo di Belluscone, nonostante le molte problematiche nella produzione, ha dato una maggiore consapevolezza artistica a Maresco. Sicuro dell’efficacia sia della materia trattata che della modalità con cui raccontarla, il regista si è buttato con determinazione su questo nuovo progetto, alzando l’asticella sotto tutti i punti di vista.

La mafia non è più quella di una volta ci riporta nel 2017, alla celebrazione del 25ennale delle stragi di Falcone e Borsellino. L’intero film ruota intorno alla contrapposizione di due realtà, rappresentate da due personaggi antitetici: la celebre fotografa d’inchiesta Letizia Battaglia e l’organizzatore di eventi di piazza Ciccio Mira, già protagonista di Belluscone. Intorno a queste due figure ruotano due diversi eventi di celebrazione: quello che tutti conosciamo, con le navi della legalità, le parate e la visita delle istituzioni; e un evento nascosto, un concerto di neomelodici di cui personalmente non avevo mai sentito parlare perché dedicato principalmente agli abitanti dello ZEN, quartiere popolare palermitano celebre per l’alto tasso di criminalità.

letizia battaglia

Ed è proprio nelle sequenze dedicate agli abitanti dello ZEN che l’anima più pura di questo film viene fuori. Emerge, infatti, uno spaccato di anti-legalità che impressiona per quanto sia ancora legato a modalità omertose di avversione aprioristica verso la res publica. Mentre infatti la mitica Letizia Battaglia incarna quella Palermo che ha vissuto e sofferto le stragi degli anni ’80 e ’90, e che ora guarda al passato come a un tragico ma inevitabile passaggio nella crescita della nostra società, Ciccio Mira guarda al passato con nostalgia, quella stessa nostalgia che si evince dalla frase che poi è diventata il titolo del film: “La mafia non è più quella di una volta”. Non è più potente come lo era in passato, non è più influente, intoccabile, ma è comunque presente, nelle strade della Sicilia e nella mente dei palermitani dei quartieri popolari.

Ciccio Mira si merita dunque il bianco e nero con cui Maresco lo ritrae per tutto il film (a volte scolorendo solo lui in post produzione): è un personaggio fuori dal tempo, ancorato al passato, e che vive il presente con colpevole e distaccata incoerenza, totalmente incapace di rendersi conto della totale insensatezza delle sue azioni: come cercare nel Presidente Mattarella, suo conoscente di gioventù, la grazia per un parente in carcere, oppure organizzare un concerto a favore di Falcone e Borsellino in una piazza dove è ancora vietato mostrare alcun segno di avversione alla mafia. I suoi artistucoli da piazza ne sono la controparte più grottesca. Privi di talento, privi di coscienza sociale e individuale, questi cantanti neomelodici vivono inseguendo un ideale di popolarità vuota, ancora più drammatica perché affonda le radici in una povertà senza vie di uscita.

Al termine della proiezione, a prescindere dalla complessità meravigliosa e dalla perfezione cinematografica insita in ogni singola scena, mi sono sentito incredulo e stravolto per essere entrato a contatto con una realtà che per decenni ho solo sfiorato senza mai capirla veramente. Al rinato rispetto verso Franco Maresco, Letizia Battaglia, Pino Maniaci e verso chi fa della lotta alla mafia il suo pane quotidiano, ho sommato una consapevolezza nuova, tragica, che mi farà vedere la mia città con occhi nuovi. D’ora in poi, quando sentirò tremare le finestre della mia casa di Palermo (che si trova a poche centinaia di metri dallo ZEN) a causa di una macchina che passa con la musica neomelodica a palla, non potrò più ridacchiare e far finta di niente. Maresco, con questo film, ha privato noi palermitani della possibilità di ignorare gli aspetti più nascosti della nostra città e, di conseguenza, di noi stessi.

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Tre arene, tre schermi, tre luoghi della città; 104 serate a ingresso gratuito; 40 incontri con ospiti; 104 opere cinematografiche differenti; Proiezioni in versione originale con sottotitoli in italiano

Il Piccolo America ha presentato qualche giorno fa il nuovo programma per il ritorno in Piazza San Cosimato, al Casale della Cervelletta e al Porto Turistico di Roma dopo un lungo anno. Il primo dove si è vista tutta la città contribuire alla realizzazione e alla crescita della manifestazione in un equilibrio istituzionale che ha permesso all’associazione Piccolo America di poter investire il proprio tempo e le proprie energie a beneficio di un progetto che non è più solo un evento culturale o una rassegna cinematografica, ma un servizio sociale per la città, per tutti coloro che la vivono e la attraversano. 

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Martedì, 26 Marzo 2019 09:58

CINEMENTE al Palazzo delle Esposizioni

CINEMENTE

festival di psicoanalisi e cinema - 8a edizione
UMANO / DISUMANO
un progetto ideato e curato da
Società Psicoanalitica Italiana, Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Azienda Speciale Palaexpo
presenta e coordina gli incontri Fabio Castriota

Un'occasione unica per guardare dentro di noi mescolando cinema e psicoanalisi: Cinemente trasforma la sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni in un laboratorio aperto alla discussione e alla comprensione dell’agire umano.
La visione di film che affrontano punti focali dell’esperienza, seguita dal dialogo tra psicoanalisti, registi e pubblico, costituisce ormai da otto anni un appuntamento irrinunciabile e salutare, una palestra della consapevolezza. Un barometro che registra periodicamente la nostra relazione con il mondo e che ultimamente ci fa avvertire segnali sempre più allarmanti di disagio. Vuoto morale e indifferenza diffusa a ogni livello della società ci portano quest’anno verso il confine labile e fragile tra comportamento umano e disumano. Il rovesciamento di punti di riferimento rassicuranti ci rende sempre più incapaci di capire le nostre emozioni e sentimenti e, conseguentemente, di sintonizzarci con quelli degli altri. La mancanza di empatia è la radice della disumanità apatica che ci minaccia, e il male, come sapeva Simone Weil, è ciò che trasforma gli uomini in cose. Perlustrando il cinema d’autore, non solo quello drammatico ma anche quello sapientemente comico, abbiamo selezionato storie di rifiuto: immigrati, emarginati, senzatetto, giovani sbandati, disoccupati, sono gli “scarti” che la nostra società produce, in un vuoto di umanità senza più misericordia o senso della dignità. Una perdita di valore che minaccia anche la nostra identità e integrità psichica, rendendoci estranei a noi stessi, al nostro corpo, alla nostra storia personale e in sostanza alla vita.

giovedì 28 marzo, ore 20.00
L'inhumaine
di Marcel l'Herbier. Francia, 1924, 135’, did. in francese e italiano
segue incontro con Lucio Russo e Maria Assunta Pimpinelli
In un vortice di marchingegni misteriosi, auto in corsa, fantasie architettoniche si giostra la seduzione fatale di una diva-cantante senza cuore. Film d’arte per eccellenza, ipnotico “assenzio visivo”, summa dei maggiori esponenti dell’avanguardia parigina radunati da uno dei registi più colti e innovativi del suo tempo. 

venerdì 29 marzo, ore 20.00
La vita oscena
di Renato De Maria. Italia, 2013, 85’
segue incontro con Gabriella Giustino, il regista, Isabella Ferrari, Gianluca De Marchi
La vita che un dolore incontenibile rende oscena è quella del giovane Andrea, stroncato dalla perdita dei genitori: la sua anima docile e inadeguata smette di funzionare e si lancia in una corsa febbrile verso la distruzione. Dal romanzo autobiografico di Aldo Nove, sconvolgente traiettoria esistenziale, tra rifiuto di vivere e disperata ricerca di salvezza.

sabato 30 marzo, ore 20.00
Sette opere di misericordia
di Gianluca e Massimiliano De Serio. Italia, Romania, 2011, 103’
segue incontro con Anna Ferruta e i registi
La parabola di una giovane clandestina moldava, costretta al borseggio in ospedale per sopravvivere, e di un anziano, malato e solitario, è scandita dalle sette opere di misericordia, indicate dal Vangelo per il perdono dei peccati. Racconto toccante e crudo di due anime che la miseria ha portato al deserto dei sentimenti.

domenica 31 marzo, ore 18.00
Sole Cuore Amore
di Daniele Vicari. Italia, 2016, 113’
segue incontro con Giuseppe Riefolo e il regista
Sveglia all’alba, 4 figli e un marito da mantenere, 2 ore di mezzi pubblici romani per raggiungere il lavoro 7 giorni su 7, per 800 euro in nero. I numeri da incubo della vita di Eli, la straordinaria Isabella Ragonese, misurano la brutalità quotidiana degli ultimi in tempo di crisi economica, nella coraggiosa denuncia di Vicari.

mercoledì 3 aprile, ore 20.00
La cena per farli conoscere
di Pupi Avati. Italia, 2007, 99’
segue incontro con Manuela Fraire e il regista
Padre assente e ingombrante, il sorprendente Abatantuono incarna un attore deluso, sfigurato da un disastroso intervento di chirurgia plastica, che trova una svolta al suo caotico mondo affettivo nelle tre figlie. Il maestro emiliano ci regala una nuova commedia brillante e amara.

giovedì 4 aprile, ore 20.00
Che vuoi che sia
di Edoardo Leo. Italia, 2016, 105’
segue incontro con Ezio Maria Izzo e il regista
Un ingegnere informatico disoccupato lancia una sfida hard al popolo del web. Nell’epoca dei social e della tirannide influencer, che invade i nostri schermi con scampoli di vite esibite, questa commedia amara pone domande allarmanti sul senso di dignità che la vita autentica reclama.

venerdì 5 aprile, ore 20.00
Io sono Tempesta
di Daniele Luchetti. Italia, 2017, 97’
segue incontro con Domenico Chianese e il regista
Uno squalo della finanza, spregiudicato e insensibile, deve scontare una condanna prestando servizio in un centro di accoglienza. Una farsa sociale sul potere di corruzione del denaro, ritratto ironico e spietato di un’umanità qualunquista e arrivista, che non prova empatia per nessuno, neppure per se stessa.

sabato 6 aprile, ore 17.00
Lo zio di Brooklyn
di Daniele Ciprì, Franco Maresco. Italia, 1995, 98’
segue incontro con Fabrizio Rocchetto e Daniele Ciprì
Artefici di una rivoluzione televisiva geniale e senza precedenti, non solo in Italia, grottesca e cruda visione di un mondo sub-urbano emarginato, Ciprì e Maresco portano sul grande schermo il loro universo allucinato: in una Palermo desertificata, repellente di escrementi, amplessi con animali, nani mafiosi, si spegne definitivamente ogni rapporto umano.

sabato 6 aprile, ore 20.00
Ultimo tango a Parigi
di Bernardo Bertolucci. Italia, 1972, 129’
segue incontro con Loredana Micati e Barbara Alberti
Cinemente rende omaggio al grande maestro che ha indagato con lucidità i percorsi più complessi e profondi del nostro animo. Questo capolavoro, scandaloso per eccellenza, ci riporta al furore trasgressivo dell’epoca, al desiderio di libertà da una solitudine disperata, che neppure l’eros riesce a sconfiggere.

domenica 7 aprile, ore 18.00
PREMIO SPI - CINEMENTE 5a edizione
Manuel
di Dario Albertini. Italia, 2017, 98’
consegna il premio Paolo Boccara, sarà presente il regista
Conclude Cinemente l’opera prima della scorsa stagione che una giuria di psicoanalisti ha premiato per la particolare sincerità con cui riflette sull’esperienza umana. La lotta per reinserirsi nella società porta al giovane protagonista un carico di responsabilità e un traumatico passaggio all’età adulta.

 

Si ringraziano per i film: Bibi Film, Centre National du Cinéma et de l'image animée - Archives Françaises du Film, Fandango, Koch Media, Lobster Films, Rai Cinema

Informazioni
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 A, Roma
www.palazzoesposizioni.it
tel. Palazzo delle Esposizioni 06 39967500, Società Psicoanalitica Italiana 06 8415016
Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale 06 72294301 - 06 72294389

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

I posti verranno assegnati a partire da un’ora prima dell’inizio di ogni proiezione. Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card. L’ingresso non sarà consentito a evento iniziato.

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Martedì, 15 Marzo 2016 17:01

Notti di cinema contro le mafie

La rassegna Il Cinema contro le mafie, nasce per poter coniugare la lotta alla mafia con quella della tutela degli spazi culturali e sociali: quattro “Schermi” che trasformano per una notte scuole e palestre in sale cinematografiche erranti e aperte a tutto il territorio.

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Un cineclub ma anche un festival con programmi esclusivi e autorevoli dove incontrare autori di culto del grande schermo: CINEMA al MAXXI - l'appuntamento dal 27 gennaio al 7 aprile curato da Mario Sesti - che ha conquistato l’attenzione di decine di migliaia di persone nelle scorse stagioni, quest’anno ripropone il cinema in tutti i suoi colori, confermando che la settima arte può diventare parte viva dei programmi di un museo dedicato alla creatività contemporanea.

Le proposte di questa edizione:
EXTRA le grandi anteprime
OMAGGI eccellenze in primo piano
MASTERCLASS incontri con i protagonisti
ALICE FAMILY il miglior cinema per l'infanzia

Per il programma completo clicca qui

www.fondazionemaxxi.it

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Sabato, 12 Dicembre 2015 21:35

Centro Pecci: OPEN CALL PER CURATORI

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci riaprirà al pubblico nel settembre 2016 con un Grand Opening: una mostra collettiva che ospiterà importanti artisti internazionali insieme a giovani emergenti e che darà il primo passo per definire ciò che il Centro Pecci diventerà in futuro. Un luogo del contemporaneo dove l’arte incontra il cinema, il teatro-danza e la musica, ma anche gli altri ambiti culturali e scientifici, costruendo la propria identità sul confronto e sull’apertura transdisciplinare attraverso cicli di eventi, talk, spettacoli e performance.

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Riapre alla città, dal 2 al 3 dicembre, l’Istituto Apostolico di San Michele di Trastevere, in particolare il suo padiglione anticamente adibito a carcere per la detenzione minorile e nel quale sono stati girati e ambientati decine di film.

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Un festival uguale agli altri. Però diverso!
Realizzato da ragazzi con Sindrome di Asperger

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