Skip to main content

Sativa Rose torna con “Il Gioco”, il nuovo singolo disponibile da oggi

“Il Gioco” è il nuovo singolo di Sativa Rose prodotto per Grifo Dischi e disponibile da oggi sulle principali piattaforme streaming. Dopo quasi un mese dall’uscita di “Milano Nord“, Sativa Rose torna con un brano che affronta la realtà circostante riflettendo sulle sensazioni e i disagi generati dalle situazioni che ci si trova ad affrontare. In occasione dell’uscita del singolo, abbiamo intervistato Alessio Mazzeo, fondatore del progetto, per ripercorrere il suo percorso artistico dalle origini fino a oggi, con qualche anticipazione sul futuro.

Sativa Rose è un progetto che nasce nel 2012 con un nome che evoca diversi riferimenti. Quale motivazione c’è dietro questa scelta? 

Sativa Rose è ispirato a nomi come Joy Division o Buzzcocks, attinge da un immaginario preciso con l’intenzione di attualizzarlo. L’idea di partenza era quella di sdoganare abitudini comuni nei ragazzi, come il fruire della pornografia e l’utilizzo delle droghe leggere a scopo ricreativo. Abitudini che vengono considerate ancora tabù sociali, in una sorta di ipocrisia collettiva. Sativa Rose, essendo anche lo pseudonimo di una pornostar, racchiudeva in sé entrambi gli aspetti. Inoltre era il primo esempio di progetto musicale a portare il nome di una pornostar… dicono che il sesso venda (sorride). 

Dopo una pausa di 5 anni, durante i quali ti sei dedicato allo studio per conseguire un Bachelor Degree in Popular Music alla Chichester University e un Master of Music alla LUISS, nel 2018 sei tornato in scena prima con una serie di live e poi con l’uscita di due singoli, “Sciarada” e “P-XYZ”. In questo periodo cosa è cambiato nella tua musica e cosa, invece, è rimasto invariato? 

È cambiata tanto e continua a cambiare costantemente. Credo sia una cosa normale, del resto qualsiasi cosa cambia con il tempo. I gusti, le amicizie, anche un look che oggi adoriamo con il tempo potrebbe iniziare a stufarci. Ad esempio, prima della pausa a cui facevi riferimento, in versione band, i Sativa Rose avevano le chitarre, da Sciarada in poi no. La musica procede assieme alla vita, come il resto. Si nutre di sensazioni ed esperienze e vive di cambiamenti. Una cosa che credo rimarrà invariata è la ricerca della risoluzione, l’attenzione verso l’arrangiamento e la scrittura di melodie e temi che piacciano prima di tutto a me, che riescano ad accarezzarmi lo stomaco. 

Il 13 marzo è uscito il singolo “Milano Nord”, seguito da un video ambientato in una Milano ancora viva. Racconta di una notte inaspettata, apparentemente superficiale ma che in qualche modo ha lasciato il segno. Cosa in quell’esperienza ti ha ispirato a tal punto da realizzare questa canzone? 

Quando studiavo per un esame non ripetevo mai. Arrivavo ad un punto in cui mi sentivo pronto, quasi impaziente. Poi, quando mi trovavo davanti al professore, il discorso usciva da sé. Quando sai quello di cui stai parlando, perché lo hai immagazzinato, riesci a vedere il quadro complessivo e a fare una selezione, a trovare un ordine. Con le esperienze dirette questo processo è più semplice, perché puoi fare ricorso alle immagini ed alle sensazioni, ai ricordi diretti. Non so nel dettaglio cosa mi abbia ispirato di più, avevo semplicemente assorbito questa esperienza nella sua totalità, l’avevo vissuta e assaporata in tutti i suoi aspetti. Per cui era lì, pronta per essere messa in musica. 

A partire da oggi il tuo nuovo singolo, “Il Gioco”, è disponibile su tutte le piattaforme. Quale visione della realtà è insita in questo brano? 

Non ho la presunzione di distribuire visioni sulla realtà, quindi non saprei… di certo Il Gioco è un brano che nasce in un momento in cui mi sono trovato a dover tirare le somme. Da qui è partito un flusso di coscienza dal sapore amaro, cinico se vuoi, che attraversa immagini e dinamiche, situazioni e sensazioni. Nel gioco parlo di un tipo di disagio generato dalle situazioni e dai contesti. 

 Sativa Rose

Foto di Tomas Coppi

La produzione musicale richiama diversi generi musicali, creando un’alternanza di sonorità che si adattano all’andamento della storia e accompagnano l’ascolto della canzone. Qual è il genere attraverso cui riesci a esprimerti al meglio? 

Domanda difficile. Vorrei partire da un’altra domanda: ho necessità di esprimermi attraverso un testo? Perché è da qui che parte tutto, almeno per me, anche se la maggior parte delle volte lo scopro solo in corso d’opera. Vedi, chi lavora nella musica molto spesso lo fa proprio a causa dell’esigenza di esprimersi. C’è chi urla, chi si mena, chi fa attivismo, chi fa video su YouTube, chi si sfoga su di una tela, chi suona: sono tutte forme di espressione, spesso inconsce richieste di attenzioni, declinate da personalità diverse. La musica racchiude in sé diverse forme di espressione, non tutte contemplano necessariamente il testo. Un testo dovrebbe arricchire, lasciando qualcosa o raccontando qualcosa, ma non sempre si ha quel qualcosa da trasmettere. In questi casi per esprimersi si ha bisogno di altro. Quando si scrive si cerca di catturare una sensazione, è questa la cosa fondamentale. Ogni tanto il testo può distrarre. Per questo non saprei dirti un solo genere, perché dipende dai momenti e dalle esigenze. Sicuramente ho delle preferenze verso alcune sonorità. Musicalmente mi alterno tra il “sound Sativa” e la musica strumentale per la parte puramente editoriale (solo piano, elettronica e sperimentale). Credo che in futuro il genere con cui mi esprimerò meglio sarà sintetizzato da queste preferenze, qualcosa che andrà in questa direzione arriverà presto. 

“Il Gioco” esteriorizza un senso di continua oppressione da parte del mondo circostante che spinge quasi a voler fuggire. È una sensazione che ti appartiene? 

Sì, sicuramente. Le personalità più sensibili sono maggiormente predisposte all’osservazione ed all’analisi. Questo genera consapevolezza riguardo alle situazioni, sia in piccolo che in grande, portandosi spesso dietro il malessere che ne deriva. La voglia di uscire dagli schemi per dedicarsi a vivere è sempre presente in ognuno di noi, anche se in misure differenti, ed è giusto che sia così. Poi magari si può avere paura o può mancare il fiato al di fuori della propria comfort zone e si scende a compromessi… nel mio caso, adoro la scoperta ed il cambiamento. Il mio sogno è quello di invecchiare e morire su un’isola come Sao Tome, Rarotonga o Efate, tanto per farti capire quanto possa appartenermi la sensazione di cui parli. 

Sia “Milano Nord” che “Il Gioco” sono rappresentati da artwork realizzati da Enea Fiorucci e raffiguranti donne il cui volto non è visibile. Quale connessione c’è tra queste due copertine? 

Enea, che si è occupato del progetto grafico assieme alla modella (Carolina Ferrari), mi sottopose alcuni scatti. Tutti in pellicola, molto belli. Le donne sono centrali per il progetto e già erano presenti nei primi due artwork. Nelle grafiche di questo anno, volevo “spersonalizzare” il soggetto non rendendone visibile il viso. Credo sia più efficace, crea fascino e la modella si esprime attraverso il linguaggio del corpo, lasciando più spazio all’interpretazione. Dopotutto Sativa Rose è anche una pornostar, per questo le grafiche del mio progetto hanno il dovere di rappresentare delle donne tridimensionali, devono andare in contrapposizione. In realtà ho puntato un po’ i piedi con Enea per inserire nelle grafiche gli scatti senza volto… per cui sono contento tu lo abbia notato! 

Per il futuro dobbiamo aspettarci un album? 

Per adesso ho già parlato abbastanza (sorride). Ti ringrazio per la piacevole intervista, a presto! 

 

ASCOLTA IL GIOCO SU SPOTIFY

copertina il gioco scritte 3000x3000 min compressed

Artwork di Enea Fiorucci 

il gioco, sativa rose

Lascia un commento