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Incontri magici sotto le stelle: The Bad Plus e Joshua Redman

Foto di Giacomo Citro

Foto di Giacomo CitroROMA- Anche quest’anno l’estate romana non delude. Un tripudio di festival trasformano la Capitale in un continuo evento a cielo aperto. Soprattutto la musica la fa da padrona. Ogni genere di musica riempie di note la città eterna, in location in cui alzando gli occhi è ancora possibile vedere le stelle.
E naturalmente anche quest’anno, come da molti anni ormai, la Casa del Jazz ha aperto le porte del suo bellissimo parco dal 4 al 31 luglio per il suo imperdibile Jazz Festival. Un mese in cui agli artisti nostrani si sono alternati e si alterneranno a formazioni straniere delle più in voga, artisti e artiste dei più noti e rinomati, un programma assolutamente da tenere d’occhio. Lo scorso 13 luglio l’occasione era delle più ghiotte. Un evento quasi unico, un classico trio arricchito da un ospite d’eccezione. Un trio, ad essere sinceri, che di classico ha solo la formazione, piano, contrabbasso e batteria, e un artista che di eccezionale non ha solo il nome d’arte, ma una serie di riconoscimenti mondiali, uno dei migliori giovani sassofonisti in circolazione. Al trio in questione corrisponde il nome di The Bad Plus nello specifico Ethan Iverson al piano, Reid Anderson al contrabbasso e David King alla batteria. Un trio americano attivo dal 2000, che coniuga l’energia rock, la poliritmia jazz e la melodia pop con versatilità e scioltezza. Un trio che si è saputo conquistare anche un pubblico più vasto grazie alle loro numerose cover di gruppi quali Nirvana, David Bowie, Aphex Twin, Rush, Tears for Fears e addirittura Queen, ma che non ha trascurato la composizione originale. All’ospite invece corrisponde il nome di Joshua Redman, figlio del sassofonista Deway Redman, che nonostante il genitore illustre ha imbastito la sua carriera musicale senza la sua figura. Joshua, attento conoscitore della tradizione, ha saputo creare un suo personale linguaggio arricchito, 1anche nel suo caso, dall’amore per il rock e la melodia, e completato da un eclettismo e capacità tecniche e liriche fuori dal comune, che rendono ogni sua interpretazione unica e sensazionale.

Il quartetto così composto per l’occasione ha proposto, a differenza di quanto si poteva immaginare, un concerto basato solo su composizioni originali dei The Bad Plus. “Love is the Answer” ha aperto la serata, una bellissima composizione del primo album in cui da subito si è capito come le integrazioni di Redman avrebbero apportato intensità ai brani proposti. Al dolce brano iniziale si sono susseguite le veloci ed energiche “2 P.M. eThriftstore Jewelry”. Mentre il sassofonista americano si arrampicava sulle note con una destrezza e una tecnica invidiabile, i suoi tre accompagnatori intessevano la tela ritmica come dei moderni Penelopi, creando e distruggendo il tessuto sonoro con cambi repentini di tempo, con vuoti ritmici seguiti da esplosioni sonore. Dopo questa botta energetica è arrivata con tutta la sua intensità e il suo lirismo, una delle composizioni più belle di Anderson, bravissimo autore della maggior parte dei brani, nonché bravissimo oratore in italiano durante il concerto. La ballad “People like you” ha segnato il punto più alto di emozionalità del concerto. Una composizione che ha fatto venire i brividi, nonostante il caldo, ed è scivolata nella pelle dei quasi 800 spettatori, arrivando quasi ad inumidire gli occhi. Anche qui l’apporto di Redman è stato determinante, ha sputato tutta l’anima nello strumento rendendo ancora più poetica e intensa la magia del momento. E poi ancora “Big Eater”, e “Silence is the Question” dall’ album più riuscito del trio “ These are The Vistas” uscito per la Columbia nel 2003 e che ha segnato definitivamente il loro ingresso nel mercato americano. Un solo bis non ha placato l’euforia del pubblico travolto da tanta energia e tanta buona musica. Quindi aspettiamo di risentirli ancora per soddisfare la nostra implacabile voglia di bellezza.

Valeria Loprieno
Foto di Giacomo Citro

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