L’arte di vincere, regia di B. Miller

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indexMoneyball – L’arte di vincere, è uno di quei film che in America ottiene un discreto successo e tantissimi riconoscimenti per poi passare sotto silenzio in Italia, rimanere poco nelle sale e venire ignorato dalla maggior parte del pubblico nostrano.

I motivi? Diversi, ma quasi sempre, in questi casi, la “colpa” è l’argomento che viene trattato nella pellicola. Non si faticherà, quindi, a capire il perchè in Italia L’arte di vincere sia passato sotto traccia: la storia, infatti, parla di baseball. Uno sport che a queste latitudini, e chi scrive non fa eccezione, fatichiamo a capire, che ha partite che possono durare ore e ore, e del quale soprattutto non riusciamo a capire le regole pur se dovessimo guardarlo per una giornata intera. Ma uno sport che negli Usa è semplicemente sacro, con un campionato professionistico che ha preso vita nel lontanissimo 1876. Solitamente un film del genere non arriva neanche nei cinema italiani, ma la presenza di una star come Brad Pitt nel ruolo del protagonista ha agevolato se non altro la proiezione.

Iniziamo col dire che L’arte di vincere, per la regia di Bennett Miller (Truman Capote, The Cruise), è una storia vera, tratta dall’omonimo libro di Michael Lewis, che racconta la storia di Billy Beane (Brad Pitt), general manager degli Oakland Athletics, squadra del baseball professionistico americano. È chiaro che chi comprende e ama il baseball gusterà quest’opera in modo ancora più esauriente di quanto non possa accadere a chi non è dentro questo sport, ma vi assicuriamo che pur non sapendo nulla di baseball, e magari neanche del sistema sportivo professionistico americano, questa pellicola non può non toccarvi. Vi prendete due ore di disintossicazione pura dai veleni che accompagnano, purtroppo, lo sport nel nostro paese (ovviamente il calcio in grande parte), per immergervi nella storia di un uomo che ha cambiato per sempre il baseball in America, unendo alla matematica un romanticismo sfrenato. Billy Beane ha avuto un passato mediocre da giocatore, e da general manager deve far fronte a un budget che non è neanche un terzo rispetto a quello delle migliori squadre americane, ed è così che inventerà un sistema basato su calcoli e statistiche che gli permetterà di valutare al meglio i giocatori perfetti da prendere, pur se sottovalutati da tutti i maggiori mercati. Grazie a questa rivoluzione, Beane ha rimesso gli Athletics sulla mappa del baseball americano, e ha indicato la via ad altre squadre che, applicando il suo metodo, sono riuscite a vincere il campionato.

Come è andata a Beane a Oakland non sarebbe giusto rivelarlo, perchè ci sarà il film a dirvelo, anche se purtroppo nelle sale non lo troverete già più. La bravura del regista è stata quella di rendere al meglio, facendole vivere anche allo spettatore, le emozioni, e i brividi, che le belle storie di sport sanno regalare. È impossibile non ritrovarsi con un groppo in gola mentre i sogni e le speranze di un uomo sono lì lì per diventare realtà dopo un duro lavoro, vedere come può cambiare una squadra che lavora assieme per una stagione intera, vedere come questa persona ha creduto ciecamente nel suo lavoro e le sue idee pur dopo un primo periodo di difficoltà per poi esserne ripagato, anche se non ancora quanto dovrebbe.

Realizzare poi che tutto quello che abbiamo visto è una storia vera, è semplicemente sconvolgente. Cercate il dvd, o aspettate le repliche estive nei cinema che non chiudono o nelle rassegne all’aperto, e vi garantiamo che, anche se non capite nulla di baseball e continuerete ad essere indifferenti a questo sport che per noi è incomprensibile, ogni tanto un’ occhiata a come stanno andando gli Oakland Athletics ce la butterete, immaginando come possa stare quel general manager che avete visto tanto bene interpretato da Brad Pitt.

Alan Di Forte

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