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Rosario Giuliani 4et: omaggio al grande Coleman

ROMA- È una delle poche leggende viventi del jazz, lo vidi quasi tre anni fa in Puglia, durante il tour di promozione (come se ne avesse bisogno), del suo ultimo disco del 2006 un pluripremiato e bellissimo album intitolato Sound Grammar.


Quasi ottantenne, la sua esile figura di uomo anziano un po’ malandata, si trasformava quando impugnava il sax e ci sputava dentro l’anima, alla sua maniera, con forza e intensità ed un’energia da ventenne. Quella stessa energia e genialità che lo portò nel 1960 a comporre un album che con i suoi 40 minuti di registrazione passò alla storia come l’album di improvvisazione jazz più lungo mai registrato, e in poco tempo divenne l’album più controverso della storia Rosario_Giuliani_tif_bigdella musica jazz e anche quello che involontariamente diede il nome a tutto un filone musicale che da quella data in poi segnò la strada di tantissimi musicisti.
Ornette Coleman non avrebbe mai pensato che le sue inusuali strutture armoniche e temporali, che il suo suono secco e stridulo e che le sue ricerche melodiche e ritmiche avessero potuto far nascere un genere musicale vero e proprio, non avrebbe mai pensato che avrebbe fatto nascere il Free Jazz, e che sarebbe diventato una leggenda, ed invece è stato così, ed invece come spesso accade in questi casi, ha segnato, involontariamente, la storia della musica.

È così che, il recente vincitore della categoria sassofoni nel Top Jazz 2010, il referendum italiano più ambito del settore, ha reso omaggio lo scorso 20 Maggio a questa leggenda vivente. Ad accompagnare l’alto sassofonista Rosario Giuliani sul palco della Casa del Jazz, c’erano altri tre grandissimi musicisti italiani, tra i migliori nei loro strumenti: Fabrizio Bosso alla tromba, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Marcello Di Leonardo alla batteria.
L’omaggio di Giuliani ripercorre gli anni precedenti all’album Free Jazz, e lo fa con i pezzi più belli e conosciuti del periodo. Il concerto si apre con Congeniality e Peace, in cui subito si apprezzano le capacità tecniche dei due solisti, e con la velocissima Invisible. Ogni solo di Bosso è un tripudio di tecnica e idee, a cui risponde il leader del gruppo in maniera impeccabile, in un inizio in cui l’energia è altissima e coinvolgente. Ma è con il successivo pezzo del gruppo che si arriva ad un momento di vera poesia. Il brano è uno dei più tristi, struggenti e nostalgici del repertorio di Coleman, la bellissima Lonely Woman. Introdotto in maniera sconvolgentemente bella dalla musicalità e dalla passione con cui Bonaccorso fa cantare le corde del suo strumento. Un solo di un’intensità unica, in cui il contrabbassista si Fabrizio_Bosso3accompagna, come frequentemente fa, con la sua voce a sottolineare la melodia, a sottolineare la tristezza e la malinconia del pezzo. Il concerto è proseguito poi con Chronology, Ramblin’ e Jayne brani sempre di Coleman e sempre eseguiti magistralmente, ed è finito con un brano di Giuliani, naturalmente in stile Coleman, Walking Around,  in cui il suo sassofono e la tromba di Bosso hanno dialogato in maniera divertita e divertente, in un duello a colpi di note, in cui il vincitore è risultato sempre e solo la musica.
Il quartetto ha omaggiato gli astanti anche di un bis, London by Night di Giuliani, lasciandoci con la speranza di poter riascoltare la serata comodamente da casa grazie alla registrazione fatta che porterà all’uscita di un album. Aspettiamo e, ovviamente, ringraziamo.

Valeria Loprieno

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