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L’Oscar che non c’era

Alessia_Grassoi
[CINEMACITTA’]


Alessia_GrassoiEccoli lì, scintillanti, assolutamente cool, la nuova generazione dei divi di Hollywood. L’ho pensato non appena ho guardato la cover a cura di Norman Jean Roy per Vanity Fair Hollywood Issue dell’oltre oceano.


Nello sfondo di un bar di lusso, tra i nuovi personaggi Hollywoodiani come Mila Kunis, Olivia Wilde e Joseph-Gordon Levitt, spiccavano le figure sovrane di Ryan Reynolds (imminente Lanterna Verde), Jake Gyllenhal e i due nuovi presentatori (i più giovani nella storia) dell’83esima edizione degli Academy Awards, Anne Hathaway e James Franco. Dietro il bancone del bar, come un richiamo al passato, un Robert Duvall nei panni di un comune Barman: ecco a voi, servito, l’Oscar 2011.
E’ inutile girarci attorno, ormai lo sanno tutti: Il discordo del Re ha vinto tutti i premi più importanti, classificandosi come il film dell’anno, facendo un ghigno malefico nei confronti del perdente The Social Network, che purtroppo ed inspiegabilmente si è portato a casa una statuetta come Migliore Colonna Sonora (la tragedia più grande della serata); Christopher Nolan per il suo Inception, snobbato nella nomination come Miglior Regia, ha ripetuto la storia che fu del Matrix del 1999 accaparrandosi i premi nel settore tecnico;  Alice in Wonderland, il film che non doveva essere mai creato, ha addirittura gridato al miracolo vincendo nella sezione Costumi e Christian Bale che si porta dai Golden Globe una barba dalle mille sfaccettature, ha finalmente vinto l’oscar come Migliore attore non protagonista per il film The Fighter. Ma se da un lato non ci sono state sorprese per quanto riguarda i vincitori di questa edizione (alzi la mano chi credeva che l’Academy avrebbe dato qualcosa a Il grinta), come sarà andata la cerimonia? Hathaway e Franco avranno superato le aspettative? Soprattutto considerando la pressante pubblicità, tra foto e spot, presentati qualche settimana prima dell’evento. L’America ha risposto prontamente: l’Oscar 2011 non è proprio andato giù e tra critiche accese, calo di ascolti e gag poco esilaranti, non potevamo aspettarci diversamente.

Perché l’Academy si sbagliava di grosso se pensava di riuscire ad unire il passato con il presente, accaparrandosi i più giovani spettatori americani e c’è stato qualcosa di profondamente sbagliato nel mostrare i montaggi dei grandi protagonisti dei film passati, che tuttora sembrano sovrastare il presente.
Un confronto che non ha retto, nel vedere i vincitori fare discorsi troppo “teatrali”, un coro gigantesco di bambini cantare “Somewhere Over the Rainbow” e sketch dei due conduttori che personalmente mi hanno lasciato impassibile, considerando che la clip d’apertura intesa come parodia dei film più acclamati, sembrava richiamare lo stile degli MTV Movie Awards.
Anne Hathaway sarebbe potuta andare anche bene, sulla base della vecchia performance degli Oscar del 2009, insieme al fu conduttore Hugh Jackman, ma accanto al morticcio James Franco, ciò che si viene a creare sono solo due estremi opposti di un’opera davvero pasticciata: una troppo sorridente, da far concorrenza alla bocca di Julia Roberts e quasi sempre (troppo) su di giri, mentre l’altro tanto annoiato da trasmettere allo spettatore la medesima sensazione, portandolo all’amletica domanda “meglio cambiare canale?”. Se il red carpet mi aveva emozionato nel vedere Colin Firth abbracciare affettuosamente Geoffrey Rush, Tim Burton e Helena Bonham Carter camminare l’uno a fianco all’altra nei loro funerei abiti stravaganti e Iron Man insieme a Batman chiacchierare animatamente, il dopo è diventato un forzato proseguimento dettato dalla curiosità di conoscere solo e soltanto i vincitori.
Purtroppo, come spesso accade, il distacco tra vecchio e nuovo è semplicemente traumatico, tanto da dover richiedere una forte alchimia, o qualcosa di non troppo classico ne moderno per riuscire nell’impresa.
Il risultato è stato quello di sentire la mancanza di Billy Crystal, dei due conduttori del 2010 Steve Martin e Alce Baldwin, di rimpiangere l’ingiustamente criticato Ricky Gervais (conduttore dei Golden Globe 2011) e di abbinare nuove coppie possibili come Robert Downey Jr. e Jude Law (insieme per Sherlock Holmes).

In definitiva un Natale senza albero e decorazioni non è un vero Natale, così come per gli Oscar svuotato dalla sua stessa essenza non è e non sarà mai l’evento che mi faceva restare alzata tutta la notte per fare scommesse.

Alessia Grasso

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