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The Karate Kid – La leggenda continua, regia di H. Zwart

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the-karate-kidCINEMA- Dre (Jaden Smith) ha dodici anni e ha perso il padre. Come se non bastasse il lavoro della propria mamma lo porta a doversi trasferire da Dietroit a Pechino dovendosi, in questo modo, approcciare e confrontare con un mondo culturale radicalmente divergente dalla concezione occidentale.

Come ogni adolescente con problemi d’integrazione Dre ha l’aggravante di essere totalmente fuori contesto; egli diviene così, puntualmente, vittima di pestaggio da parte dei bulletti della scuola. Il problema gravoso, per il piccolo afroamericano, è costituito dal fatto che i bulletti in questione siano essenzialmente degli spietati monaci shaolin che lo malmenano, come solo Norris sa fare, appena se ne presenta occasione. Iniziano così, per Dre, tutta una serie di restrizioni e di ghettizzazioni che costituiscono, oltre a violenza fisica, anche violenza psicologica per lo spaesato forestiero minorenne; restrizioni che gli impediscono addirittura di relazionarsi con la graziosa ragazza (pro-global) della scuola, l’unica che sembra averlo accettato proprio per quelle caratteristiche che lo rendono peculiare in territorio cinese (non pensiate male, qui si parla d’amor karatekidcortese…hanno dodici anni, per amor di Dio…). L’amministratore della palazzina (Jackie Chan), dove Dre vive con la madre, gli insegnerà il kung-fu; non con il semplice scopo di sottomissione del nemico (ed ecco che entrano in gioco i saggi precetti di matrice buddhista), ma per ottenere rivalsa riguardo un vecchio conto in sospeso che il bislacco e rozzo amministratore sembra ancora serbare nei confronti del crudele maestro addestratore di feroci bulletti (ma come? E i buoni propositi marziali?).

“Karaté… Kung fù…insomma, quello che é…”

Soltanto servendoci di questa citazione, estrapolata direttamente dallo script originale del film, possiamo desumere l’entità, e la pregnanza di significato intrinseco, che conserva in sé la suddetta pellicola. Per non parlare degli innumerevoli valori di cui possiamo far tesoro  in seguito alla visione della tanto sponsorizzata opera filmica. A parte gli scherzi: la moda dei ragazzini piagnoni che The-Karate-Kid-Foto-Dal-film-71_midfaranno finta di studiare arti marziali dormendo in realtà sul tatami sarà, nel corso della prossima stagione, senz’ombra di dubbio esponenzialmente incentivata dall’uscita della pellicola. E su questo non ci piove. Come accade tuttavia ad ogni input che si trasforma, con la modernità e sempre più in maniera automatica, in tendenza usa-e-getta; una tendenza che dura, per citare un gran film di Fincheril tempo d’un battito d’ali d’un colibrì”.
E tuttavia, questo, sarà l’unico lascito dell’opera prodotta da mamma Jada Pinkett Smith e papà Will. E la cosa che più rimane nell’animo umano, indissolubilmente, é il messaggio etico di una popolazione che un tempo teneva meno alle apparenze e più alle tradizioni, ma che adesso si é occidentalizzata e secolarizzata a tal punto da trasformare il nobile torneo di arti marziali del finale in un evento spettacolare assai simile alla RAW-WWE SMACKDOWN o a qualche squallido ma sfarzoso evento sportivo di Las Vegas, con tanto di roulette e slot-machines; il tutto a misura d’infante, si intende.
Un vero peccato poiché il film, in apertura, sembrava promettere qualcosa di buono: il ribaltamento della struttura originaria della celebre pellicola omonima degli anni ’80 era un buon inizio; un contesto di globalizzazione fungeva da tematica molto attuale; il dramma familiare del maestro che combacia alla perfezione con quello del proprio discepolo faceva commuovere e donava empatia. Tutti buoni propositi che se ne vanno rispettivamente a farsi friggere in progressione.
La parte finale, quella del torneo, distrugge qualsiasi buono spunto rivelando la vera natura dell’(infine e innegabile) operazione commerciale: il capriccio di un moccioso. Un bambino molto fortunato che, al suo secondo film come protagonista, c’é sicuramente da aspettarselo dietro la macchina da presa entro i prossimi due anni. Così parlò Zarathustra. Vogliamo vedere quanto si rivelerà autentica questa profezia?

Luca Vecchi

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