Erykah Badu: I love U?

Domenica 6 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma era una serata calda , ma non troppo. La Cavea era gremita di gente in attesa dell’inizio del concerto, fan inossidabili della regina del nuovo soul americano:

Erykah Badu che proprio all’Auditorim di Roma ha fatto tappa con il suo Vortex Tour.
Una voce incredibile, che parte profonda, di petto, per poi arrivare negli acuti a tonalità stridenti ma sempre sonore che trapassano il naso per arrivare a cantare con una voce da usignolo di altri tempi in misticanze soul che col soul di un tempo hanno poco a che fare, viste le contaminazioni vagamente rock retrò, pop, ska, ambient e rap vecchia maniera.
Si è fatta attendere la Badu, il concerto è iniziato con più di un’ora di ritardo, ed è stato anticipato da un intro musicale ripetitivo e non particolarmente esaltante, che non ha anticipato affatto le qualità canore e carismatiche della cantante afroamericana più schierata d’America.
Si è saputa far perdonare però, lei: un po’ perché la gente la ama incondizionatamente per il suo impegno politico (la Badu si è schierata apertamente a favore di Barak Obama e contro l’amministrazione Bush che a suo dire “costruisce la democrazia sulla distruzione degli altri popoli”) e sociale, un po’ per la sua innegabile disponibilità verso il pubblico, che bacia, abbraccia, percorre con lo sguardo e le parole, da cui accetta regali, pensieri e richieste di autografi (tutto mentre the show must go on…), e un po’ per le sue innegabili e virtuose qualità di cantante che ha saputo, prima di altri, coniugare l’impegno della musica soul e la popolarità e la ballabilità del rap e dello ska.

Amerykan Promise, Me, My People, On and On, Want U, Soldier, Orange Moon, Bag Lady in finale, sono solo alcune delle canzoni presentate nell’arco dell’ora e mezzo di concerto romano, un’ora e mezzo in cui la Badu con aristocratica nonchalance ha ballato, cantato, parlato, seducendo, incantando, stupendo, trascinando per vertiginose vette sonore quel pubblico che, a quanto pare, tutto le perdona e le permette.
Un concerto diverso, per alcuni aspetti, ma anche molto allineato per altri: il meccanismo dello spettacolo made in U.S.A. contagia sempre più artisti che ad una esecuzione pura e semplice preferiscono uno spettacolo neanche troppo innovativo. Gli strumentisti ci hanno lasciato vagamente perplessi: per quanto nomi conosciuti dello show business musicale, non hanno avuto particolari e brillanti esecuzioni strumentali, surclassati il più delle volte dagli skretch che la Badu usa incondizionatamente nelle e tra le sue canzoni. Mentre la voce della regina è stat pur sempre padrona della scena, anche forse avremmo voluto “sentirla” ancora più viva.
Sarà che “il centro del vortice è l’origine di ogni energia creativa”, come ha detto lei stessa per spiegare il senso del titolo del suo tour 2008, ma dalla Badu entusiasmante che si sente alla radio forse ci aspettavamo qualcosa di più elettrizzante di questa Badu, innegabilmente brava, ma con un “ma” di troppo.

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